10 cose da fare per far ottenere risultati soddisfacenti al tuo cliente

COACHING non è una pacca sulla spalla ed un incitamento e nemmeno una terapia.

Cosa fare e cosa NON fare.

Noi siamo addetti al benessere delle persone.

Come dici? Questo è il compito del medico?

 

No.

 

il medico è addetto alla GUARIGIONE delle malattie, noi al benessere.

In poche parole, una persona è ammalata e non sa minimamente come guarire e quindi DELEGA il medico alla sua guarigione. Si solleva dalla sua responsabilità e la consegna ad un professionista del settore medico.

Il medico è colui che “per legge” deve far di tutto per farla guarire.

Ma se uno è sano ma è a “disagio” in una situazione, allora non è un PAZIENTE ma un cliente, ovvero SCEGLIE LIBERAMENTE di risolvere un problema che lo porta ad un disagio.

In questo caso il cliente si assume le responsabilità della risoluzione del suo problema e delega il professionista del benessere di guidarlo in quanto non sa che strada percorrere.

 

Come si può vedere, in un caso il paziente si solleva dalle responsabilità e nell’altro il cliente se le assume, in un caso il problema è del medico e nell’altro è suo.

Sostanzialmente la situazione cambia, perché nel caso del cliente la persona è intenzionata a sistemare il problema nello stesso momento che ti chiede di seguirla!

In poche parole, solo il fatto che si rivolge a te significa che è motivata a sufficienza per poter fare un cambiamento.

 

Poi il QUANTO la persona è motivata lo si vede da quello che è disposta a fare.

Io personalmente divido i clienti in 2 categorie:

•Quelli che sono MOLTO motivati

•Quelli che sono MOLTO motivati ma che danno pochissimo valore a se stessi. Dando poco valore a sé arrivano a dare poco valore a quello che sono disposti a “spendere” (inteso come risorse umane, organizzative ed economiche).

 

Alla luce di questo, tu puoi essere facilitatore di successi o di insuccessi.

Si perché come dice il mio amico Andrea Favaretto (master PNL) noi siamo dei produttori di risultati infallibili, solo che qualcuno produce infallibilmente dei risultati insoddisfacenti.

La mia domanda è. Vuoi essere uno di quelli che produce risultati soddisfacenti?

 

E allora eccoti questi 10 punti di cose da fare:

1Per fare una analisi del cliente (ricorda che anamnesi è un termine medico e tu NON sei un medico) prenditi del tempo e un posto privato in maniera che il cliente possa sentirsi a suo agio ed “aprirsi” se se la sente.

2 Fai domande che possano chiarirti cose che non ti diranno mai al primo incontro, ad esempio: comportamenti di binge eating, digiuni, allenamenti eccessivi, problemi di stress sistemico, denutrizione proteica.

3Mentre ascolti le risposte non cercare soluzioni ma “impressioni” per imprimerti un’idea di chi hai davanti. Non devi risolvere ma comprendere problemi. La comprensione porta alla soluzione e non viceversa.

4 Quando indaghi fallo capendo le esigenze di tutti i 5 sensi: atto, vista, udito, ma soprattutto olfatto e gusto.

5 Mentre ti rispondono porta attenzione a quello che fanno mentre parlano. Sono agitati? Sono chiusi? Sono scontrosi? C’è sempre un motivo, ed il cambiamento è in mano tua.

6 Ascolta il tono della voce di quello che ti dicono. Non fidarti di quello che ti dicono ma di più di come te lo dicono.

7 Individua la “grande propensione” che il cliente ha dentro di sé. Dove convergono i suoi comportamenti e pensieri? Se ti fai un’idea di questo potrai essere molto più efficace.

8 Individua il GREAT MOTIVATOR del tuo cliente. Se parli di salute a chi vuole essere figo stai sbagliando di grosso. Se parli di bellezza a chi soffre fisicamente fai un buco nell’acqua.

9 C’è un momento per la compassione ed un momento per la passione. Devi essere in grado di trasformare il tuo umore e quello di chi hai di fronte.

10 La parola d’ordine è CREDERE PER VEDERE e non “vedere per credere”. Se non credi che il tuo cliente ce la possa fare fagli il regalo di lasciarlo a chi crede in lui.

 

Infine, ti aggiungo anche 5 cose da NON fare:

1Evita di parlare in continuazione, l’ascolto deve essere tuo e non suo. Ricorda che CHI DOMANDA COMANDA!

2 Evita di assumere comportamenti troppo diversi dal tuo cliente. Se ha comportamenti chiusi e pacati non è con modalità espansive e estroverse che lo metterai a suo agio.

3 Non fare domande troppo riservate al primo appuntamento. Chiedere se è stata anoressica o bulimica potrebbe avere risposta negativa anche se non è così, cerca di farti un’idea in base a quello che ti dicono e COME ti rispondono.

4 Non diventare il crocerossino di turno! Se vedi una persona sofferente davanti a te che è palesemente fuori dal tuo campo ed è di competenza medica non prenderlo come cliente. E CONDUCILO DA CHI HA LE COMPETENZE PER FARLO. Farai palesemente il suo bene. Oltre che il tuo.

5 Non fare mai un lavoro gratuitamente, se non dai valore al tuo operato non aspettarti che lo faccia il tuo interlocutore. Se fai fatica a pensare di farti pagare, piuttosto prendi i soldi e dalli in beneficenza, ma il pagamento determina un valore e quindi muove dei “valori”.

 

Ora, riassumendo i 3 articoli precedentemente usciti, prova a comprendere che la vera necessità per un professionista è quella di avere una lucidità che permetta di saper costruire un metodo che viene sviluppato con una logica che tiene presente del carattere del cliente.

 

Questo metodo viene messo in pratica con diversi livelli comunicativi e con delle regole che governano il senso di “apertura” del metodo stesso.

Perché alla fine il vero metodo è quello di avere la capacità di crearne uno diverso per ogni cliente.

Questo è quello che io chiamo UN COACH.

Un PERSONAL COACH.

Un PERSONAL FOOD COACH.

Un professionista che sappia facilitare il successo del suo cliente, sapendo che lo raggiungerà grazie a se stesso e non grazie a te.

 

E Buon “o vinco o imparo” a tutti!

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