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Agonismo ed impegni della vita: come combinarli?

Oggi voglio portarti la mia esperienza di vita in relazione alla mia grande passione, il Bodybuilding, che pratico ormai da diversi anni a livello agonistico.


Te la voglio raccontare perché credo che, decidere di praticare uno sport a livello agonistico, anche se si ha una vita densa di impegni, possa diventare motore di resilienza in vari ambiti della vita e, i benefici che io ho potuto riscontrare, si espandono a 360°

Durante il percorso di una vita che collega l’esser giovani, pimpanti e desiderosi di un fisico statuario, all’esser uomo o donna di mezza età e oltre, tutti noi potremmo necessariamente fare i conti con un’infinità di cambiamenti e problemi, che nel tempo potrebbero farci abbandonare un percorso da atleti.


Lo studio da giovani, il lavoro che spesso evolve e richiede più impegno e più ore, la vita di coppia, i figli, e i genitori che man mano che gli anni passano hanno sempre più bisogno dei propri figli, potrebbero essere un limite, ma anche l’opportunità per portare la nostra resilienza ad un livello superiore.


Si, perché la vera domanda è, quando si è davvero motivati e appassionati, esiste un impedimento che nel medio-lungo periodo possa imporci di desistere dall’allenarci? Situazioni limite a parte, che naturalmente esistono, io dico di no.

6 mantra per rendere sostenibile il bodybuilding agonistico

Se siamo tutti d’accordo sulle prime considerazioni, passiamo a quelli che secondo me sono i benefici a breve, medio e lunghissimo termine di un percorso agonistico, che può integrarsi benissimo nella vita di tutti i giorni, a patto che si rispettino delle regole di base fondamentali.

I ragazzi che iniziano oggi un percorso agonistico a mio parere dovrebbero ripetere come un mantra alcune regole che reiterate all’infinito diventeranno Verità proprie, nonché un ottimo inizio per creare un percorso di grandi soddisfazioni personali.

1. Ascolto chi ne sa di più


“Ascolto chi ne sa di più. So che c’è sempre qualcuno che ne sa di più di me, anche quando avrò cinquant’anni. A quel punto metto in pratica, sbaglio, miglioro”.
Ascolto, metto in pratica, sbaglio, miglioro e ripeto.
Se non torni sempre all’Ascolto significa che l’ego l’ha avuta vinta. Molto male!

2. Salgo sul palco per me stesso


” Quando salirò su un palco la prima volta, lo farò per me stesso e come fossi solo, mostrerò ai giudici con grande gioia e umiltà i compiti svolti al meglio nel punto 1, il risultato della gara non mi determinerà il valore della mia persona!”


È giusto essere competitivi e voler vincere. Ma è una scommessa con noi stessi che, per ogni giovane, auspico non arrivi troppo presto. Fare la gavetta è importante, rende consapevoli e prepara ad esser davvero pronti per primeggiare in un futuro, dove la vittoria non sarà solo un fatto d’ego, ma il coronamento di una crescita fisica, mentale ed emozionale.

3. Mi preparo con intelligenza


Capisco che ci sono periodi più morbidi in cui potrò godere di un’alimentazione più varia e periodi di pre-contest (non parliamo di sei mesi ma molto meno), in cui dovrò essere più meticoloso.

Farò tutto questo senza far pesare le mie scelte a chi mi sta vicino.

Prepararmi è una mia decisione, NON sono un Eroe, e nella vita c’è tanto altro che mi aspetta, prime fra tutti le relazioni. Quindi se la mia fidanzata mi propone di uscire a cena, lo farò con piacere, pretendendo rispetto e regalando cura e attenzioni.”

4. Resto umile

E me lo ri-ri-ripeto: “resto umile”, che non significa né falso modesto, né paraculo. La consapevolezza di ciò che si è, è molto importante, ma gareggiare o vincere non ti pone al di sopra di nessuno. Vedo troppe persone, vincere una gara e atteggiarsi a dei dell’Olimpo.
La cosa mi mette un pochino di tristezza per loro, perché quel tipo di atteggiamento prima o poi troverà un treno merci emozionale contro cui sbatteranno.

5. “Accolgo gli stress che nella vita facilmente andranno a sommarsi.



Però lavoro per mantenermi in EUStress e resiliente evitando, per quanto possibile, momenti prolungati di DIStress.
Quando passo il mio tempo a lamentarmi, a piangermi addosso e a ripetere a chiunque quanto sia stanco e sfibrato per tutto ciò che faccio, o peggio ad incolpare gli altri per le mie sventure, meglio lasciar andare qualcosa, e l’ultima che voglio perdere sono le relazioni.”

Se non si riesce ad uscire da loop di questo tipo, forse un percorso da un counselor o da uno psicologico potrebbero essere messi in parallelo con quello agonistico.

6. “Resilienza si, evoluzione anche, riesco a far tutto, anche a capire quando darmi uno STOP!”


Potrà esserci un periodo della mia vita in cui dovrò scegliere o sarò costretto a non allenarmi e dovermi dedicare ad altro di veramente più urgente e importante. Ne soffrirò sicuramente, ma so che la fiamma della passione non si spegnerà e tornerò come e meglio di prima.”

Senza l’acquisizione di tutte le “abilità” precedenti, difficilmente potrò auspicare ad una carriera agonistica di lunga durata.

Organizzazione del tempo e la mia esperienza personale


Prima del 2013, sposato, con tre meravigliosi figli ed un lavoro impiegatizio, fermo con gli allenamenti seri da anni, non avrei mai immaginato di poter aggiungere ulteriori impegni, tanto meno tornare ad essere atleta e per di più agonista, ancor meno stravolgere, arricchendo tutta la mia vita.


Invece nei successivi 10 anni, una scelta dopo l’altra, un passettino dopo l’altro, ho imparato che nulla è impossibile. Sempre secondo le proprie propensioni ed attitudini è possibile trovare la resilienza necessaria per raggiungere momenti di vera gioia e felicità.

In questo momento ho un primo lavoro come sistemista informatico, che prevede un grande impegno anche fuori dagli orari canonici d’ufficio.
Sono Coach del Team SBB e collaboro con soddisfazione con diverse persone, sia in percorsi agonistici che di semplice ricomposizione corporea.

Sono separato da alcuni anni e vivo felicemente i miei tre figli metà settimana, con tutti gli impegni e l’infinito amore ed arricchimento che dalla relazione con loro deriva.
Ho una compagna che amo con una passione inimmaginabile ormai da diversi anni, a cui so di potermi affidare nei momenti di bisogno.
Non ultimo sono un atleta agonista di Bodybuilding, che continua e vuole continuare a mettersi alla prova divertendosi.



Come riesco ad incastrare tutto e a percepirlo sostenibile? Premetto che i momenti di crash ci sono, ma credo valga per qualsiasi essere umano.
Credo però che ci siano dei punti cardine che possano servire a trovare la resilienza necessaria a fare vari next level di evoluzione.

E per evoluzione intendo, fare piccoli passi, uno dietro l’altro, lavorando per andare nella direzione della propria felicità.


Riconoscere il tempo sprecato e rimpiazzarlo con  piccole abitudini virtuose


Ognuno di noi sa quanto tempo spreca in attività poco utili, che inglobano e non restituiscono nulla; circoli viziosi ed abitudini poco funzionali, che però sono ormai talmente radicate nelle nostre quotidianità, da esser diventate parte di noi. Il nostro cervello, al pensiero di cambiarle per rimpiazzarle con abitudini differenti (virtuose) va in tilt. 

Con questo non voglio dire che dedicare un tempo ad un buon film o ad una serie televisiva davvero intrigante non sia una buona cosa, anzi.
E non dico nemmeno che alzarsi un’ora prima al mattino sia sempre la cosa giusta da fare, quando le ore totali di sonno sono sotto le 6 ore.

Però ragazzi, dobbiamo capire cosa vogliamo davvero, e trovare il coraggio di scaricare alcune vecchie abitudini per creare i giusti rimpiazzi.

In generale vedo che tanti tendono a crearsi scenari apocalittici nella testa, senza nemmeno provare a cercare delle soluzioni.
La verità è che piccoli passi, uno dopo l’altro, portano a grandi cambiamenti, bisogna solo farli uno alla volta, con la reale volontà di mettersi in discussione.

Lavorare sulle priorità


È inutile continuare ad arrovellarci su tutte le attività che incombono. Abbandoniamo questi minestroni disfunzionali e cerchiamo di essere pragmatici.

Alcune attività saranno prioritarie, altre no. Quindi scriviamo una bella lista di cose da fare e compiliamo un bel planning dettagliato di tutte le attività giornaliere. Mettiamo in coda quelle meno urgenti e concentriamoci su ciò che stiamo facendo Adesso.


Accavallare i pensieri e le attività nella testa, ci porterà a far male ciò che stiamo facendo adesso, a disperdere energie e a vivere più volte negativamente le attività successive, con il risultato di stressarci inutilmente e di percepire una giornata molto più pesante di quello che è.


Evitiamo di PRE-Occuparci, occupiamocene quando verrà il momento, e lo faremo come abbiamo sempre fatto!

Organizzazione flessibile


Creare un planning farà calare l’ansia istantaneamente e ti farà render conto molto bene di ciò che può e non può stare all’interno della giornata.


Un giorno posso dormire fino alle 7 o le 8, lo farò, altri dovrò svegliarmi alle 5,30? Imparerò a coricarmi prima la sera. La parola nottambulo non lega bene con la parola atleta. Impariamo però a non essere fanatici delle nostre abitudini.


Oggi non posso allenarmi perché il lavoro richiede un mio intervento occasionale? Ristrutturerò la settimana per allenarmi domani, e se la cosa sarà ricorrente mi sveglierò prima e mi allenerò prima del lavoro.


Ho già consumato i pasti per un giorno ON? Non importa, allenarmi occasionalmente restando in OFF non modificherà di una virgola le mie performance in allenamento.


Un amico mi invita fuori a pranzo? A meno di essere vicinissimi ad una gara, mangiare un pasto più o meno conteggiato, non farà in alcun modo peggiorare la tua condizione.


So che la sera sarò stanco o non avrò tempo per prepararmi i pasti del giorno dopo? Mi organizzerò in un giorno del fine settimana affinché le serate siano un pochino più libere.


Di variabili legate ai figli, al lavoro, agli imprevisti di tutti i giorni ne potrei raccontare a centinaia.

La cosa importante è esser sempre consapevoli di avere grandi risorse per poter gestire al meglio molto più di quanto potremmo immaginare, compresa una preparazione agonistica, che per propria natura, racchiude già in se richieste di resilienza. Far tesoro di quella resilienza anche in altri ambiti della vita con la giusta caparbietà e leggerezza, sono certo che regalerà equilibrio e appagamento a lungo termine e a 360°


La mia scelta agonistica, perché


Ricominciare a gareggiare dopo i quarant’anni è stato un grande regalo che mi son voluto fare e che continuerò a farmi per lungo tempo.


Questo perché per me l’agonismo ha varie sfaccettature molto importanti, che con il tempo stanno acquisendo significati e prospettive differenti dal passato.


Avere l’obiettivo della gara mi permette di disciplinarmi, motivarmi e credo che allenarsi con un obiettivo in testa dia sempre una marcia in più, soprattutto dopo una certa età.

Gareggiare mi ha dato nel tempo la possibilità di condividere con diversi amici una passione comune, che se presa con il giusto approccio, regala grandi soddisfazioni sul palco e tanto arricchimento nelle relazioni che si vanno ad intessere nel corso degli anni.

Le bocce e i bianchini al bar per ora possono attendere 😉


Marco Cerri
– Top Coach
 

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