ALLENAMENTO – LA GESTIONE DELL’INFORTUNIO, QUALE COMUNICAZIONE AL CLIENTE?

L’infortunio, ovvero la conseguenza di un evento traumatico di diversa causa e natura che colpisce il corpo di una persona in modo più o meno dannoso.

Dal punto di vista sportivo, l’infortunio può essere definito come un avvenimento che necessita di cure mediche e/o ne determina periodi di riposo e di inabilità dalla pratica sportiva.

E’ una lesione, di gravità variabile, che impedisce la completa e piena partecipazione alla seduta di allenamento per periodi brevi o lunghi coinvolgendo quattro aree interconnesse:

  • l’area “fisica” quale dolore e restrizioni temporanee dei movimenti.
  • l’area “emozionale”, ansia, stress, paura e depressione.
  • l’area “sociale”, perdita del ruolo e diverso modo di relazionarsi con l’ambiente sportivo.
  • l’area del , immagine personale, obiettivi e piani di vita.

Reputo di fondamentale importanza gestire l’infortunio nei confronti del cliente, anche in un’ottica preventiva, attraverso consapevolezza, comunicazione e successivamente con opportuni esercizi.

Ovviamente, dopo eventuali periodi di riabilitazione e trattamenti da parte di medici specializzati.

Inoltre, sottolineo di non varcare il confine, a volte labile, delle AREE DI COMPETENZA con altri specialisti.

Il Personal Trainer non è uno psicologo e non è un medico ma deve essere in grado di sviluppare una polivalenza in termini di skills per collaborare e comunicare con specialisti e indirizzare il cliente.

Ma come è possibile gestire gli infortuni, anche in ottica preventiva, nei clienti dal punto di vista psicologico rimanendo nelle proprie aree di competenza?

Semplicemente CONSAPEVOLIZZANDO e fare prendere coscienza delle conseguenze.

Molte persone, secondo lo sport praticato, fitness compreso, subiscono mediamente un paio di infortuni all’anno, più meno gravi, che hanno bisogno di un trattamento e di riabilitazione ma molto spesso anche di una gestione psicologica in quanto vi è spesso tendenza sottovalutare l’accaduto.

Per questa ragione, il trainer deve anche allenare e sviluppare la capacità di prevenzione e gestire l’impatto psicologico dell’infortunio.

Normalmente nel caso di infortunio si creano nella psiche del cliente problemi di “motivazione” o “demotivazione”.

In alcuni casi le persone sono iper motivate e cercano di ottenere la guarigione molto rapidamente, aumentando il rischio di ritardarla o la ricaduta in un nuovo infortunio.

Queste persone, nel periodo di riabilitazione e guarigione, avendo un eccesso di motivazione, di norma iniziano troppo presto la fase di allenamento e/o a utilizzare carichi troppo elevati.

L’eccessiva motivazione porta a sottovalutare e ad accorciare i tempi di guarigione e a minimizzare l’infortunio, così accade che le prescrizioni mediche non siano rispettate.

La situazione può quindi degenerare.

Al contrario, se il cliente presenta demotivazione può cadere nell’ansia e nell’insicurezza del recupero.

Solitamente sono persone molto prudenti e presentano, inibizioni a impegnarsi in modo efficiente.

L’ansia e l’insicurezza normalmente si esprimono con un tono muscolare molto contratto che può ostacolare i processi di guarigione.

Questi comportamenti portano il cliente  a risparmiarsi, riducendo così gli stimoli necessari dell’attività fisica indispensabili per la guarigione.

Corpo e mente sono connessi, la mente influisce sui processi fisiologici del corpo e questi a sua volta influenzano la mente, basandosi soprattutto sulla regolazione ormonale e del sistema nervoso limbico.

Sono i nostri stati d’animo quali, rabbia, gioia, eccitazione, ansia, paura, eccetera, i sentimenti, i pensieri e le emozioni che mettono in azione diversi processi fisiologici di attivazione ormonale e nervosa.

Per cui, quando si è impauriti o ansiosi, si aumenta la tensione muscolare, la frequenza cardiaca e respiratoria, e nel caso di alterazione prolungata di questi processi di regolazione bio-psicologica si può produrre una azione negativa sulle dinamiche di guarigione.

Quando si riprende l’allenamento dopo un infortunio, l’insicurezza e paura producono tensione fisica, contratture e infine un iper tono muscolare, che, se protratto nel tempo, a causa del peggioramento dell’afflusso del sangue e dell’innervazione, non soltanto impedisce i processi di ripristino dei tessuti, ma provoca anche dolori.

È facile intuire, che si ha il rinforzo di percezioni, sensazioni e stati emotivi negativi, creando un circolo vizioso.

Da sottolineare che, i meccanismi psico-fisici descritti, influenzano l’attività fisica e la prestazione anche senza che precedentemente vi sia stato un infortunio.

È opportuno considerare questo aspetto in un ottica di prevenzione.

Un eventuale, trattamento psicologico dell’infortunio avrà il compito di regolare le emozioni e la condizione di tensione psichica del cliente, in modo tale da influire in modo positivo sulla salute.

Noi personal trainer dobbiamo solo sottolineare e fare percepire attraverso la comunicazione degli scenari e conseguenze possibili per un eccesso di motivazione o demotivazione. E se la situazione sfugge di mano, consigliare al cliente uno specialista.

Recentemente, ho gestito una situazione di eccesso di motivazione e paura di fermarsi per perdere la “condizione estetica e peggiorarla ancora di più”.

Aprile 2018, conosco Lucy. Ragazza iper attiva, lavoro sedentario, dieta ipocalorica, low carb e low fat, e distrutta da poco sonno, sedute estenuanti in palestra e corsi e stage di ballo latino americano. Risultato, stato edematoso diffuso, umore compromesso, contrattura cervicale e diagnosi di fibromialgia.

Ovvero, una sindrome caratterizzata da dolore cronico diffuso nei muscoli e nelle strutture connettivali fibrose che comporta una convivenza forzata con dolore e stanchezza inducendo depressione e assenza di progettualità e influendo negativamente sulla qualità della vita delle persone.

Il medico specialista può prescrivere trattamenti farmacologici e/o non.

Fortemente a Lucy non viene prescritto nessun farmaco ma solo riposo, massaggi e trattamenti di fisioterapia.

Lei è disperata, non può muoversi e ha il terrore di degenerare la condizione fisica e l’estetica. Si rivolge a me e chiede consigli.

Primo step, comunicazione. Le ho insegnato l’importanza del riposo e del sonno.

Come dice il collega Daniele Surdo, IL SONNO È IL MIGLIORE INTEGRATORE. (link all’articolo di Daniele)

Inoltre, l’ho consapevolizzata riguardo le conseguenze negative nel protrarre le sue dinamiche comportamentali.

Lucy mi ha dato fiducia. In accordo con il suo medico, ha eseguito per circa 8 settimane una blanda attività, cardio liss (low intensity steady state) e esercizi di mobilità. Nello specifico.

  • Tappeto a bassa intensità. Circa 20 minuti.
  • Mobility del bacino e della colonna vertebrale su fitball, in quadrupedia e in posizione supina. Circa 15 minuti.
  • Esercizi respirazione. Circa 5 minuti.
  • Tappeto a bassa intensità alternando la pendenza e la velocità del passo. Mai corsa. Circa 20 minuti.
  • Ripresa esercizi di respirazione e mobility.

Durante la settimana, le ho insegnato l’importanza del NEAT e del muoversi e le ho equilibrato l’alimentazione e l’idratazione.

Maggiore apporto idrico ed educazione nella scelta di alimenti qualitativi e dell’importanza dei grassi, carboidrati e proteine e delle fibre.

8 SETTIMANE, per Lucy un’infinità e una dura prova caratteriale.

Il mio approccio è stato contro i suoi schemi mentali del più mi alleno è più ottengo.

Fortunatamente ha perseverato.

Nelle foto sotto, i primi cambiamenti. Giugno 2018 verso aprile 2018.

  • Peso iniziale 54,4. Peso a fino giungo 51,5.
  • BF da quasi 17% a circa 13,8%.
  • Apporto calorico iniziale circa 1400 kcal.
  • Apporto calorico a fine giugno circa 1600 kcal.

Successivamente, sono stati introdotti circuiti di capillarizzazione e allenamenti metabolici in jump set. Mai stressanti e senza carichi troppo pesanti per evitare il rischio di infiammazione, dolori cronici e ricadute nella fibromialgia. Sempre latente per Lucy.

Da giugno a oggi, Lucy continua a migliorare.

Allenamenti leggermente più intensi e introduzione di strategie di ciclizzazione dei macro per migliorare anche la composizione corporea.

Ma questa è un’altra storia. Avrò occasione di raccontarla prossimamente.

Lara Renzi

Top Coach SBB

 

 

Lara Renzi

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