Come diventare personal trainer professionista di successo


Ti stai chiedendo come diventare personal trainer professionista? Oppure sai già come diventare personal trainer ma vuoi sapere come aprire uno studio tutto tuo e come ottenere clienti in target? Allora questo è l’articolo che fa per te.

Cosa vuol dire diventare un personal trainer professionista?

Il personal trainer è un professionista altamente specializzato capace di occuparsi del benessere fisico e mentale dei propri clienti tramite allenamenti finalizzati a specifici obiettivi e risultati, elaborati sulla base dei bisogni fisiologici e psicologici di ogni singola persona che a lui si rivolge per migliorare lo stato di salute o la propria forma fisica.

Se sei un Sbber, scommetto che appena hai letto il termine “professionista” hai subito pensato all’accezione che ha nel mondo del bodybuilding relativa all’acquisizione della Pro-Card, il biglietto d’oro che dimostra che hai vinto in competizioni di un certo livello e che ti fa entrare a pieno titolo nel circuito professionistico. Nel nostro ambito infatti, il termine “professionista” coincide con quello status di atleta ambito da molti.

Un personal trainer professionista però, è colui (o colei) che per professione allena altri atleti. Insomma, si guadagna da vivere facendo il personal trainer. 

In questo ambiente è difficile trovare il VERO Professionista perché, anche come vedremo in seguito, c’è tanta confusione e molta improvvisazione.

Cosa vuol dire professionista?

Partiamo dalle basi, per chiarire bene il concetto; sul Treccani, alla voce “professionista” si legge:

“Chi esercita una professione intellettuale o liberale come attività economica primaria: chi esercita una professione liberale in modo indipendente, senza rapporto di subordinazione nei confronti dello stato o di un datore di lavoro”

Sul vocabolario non esiste però l’accezione del termine con un significato etico che a mio parere ha molta più importanza.

Il vero professionista per me è colui/colei che esercita una professione dimostrando non solo di avere le competenze ma anche la giusta etica. Giusta etica e professionalità collimano con la DEONTOLOGIA PROFESSIONALE, ovvero quell’insieme di regole morali che disciplinano l’esercizio di una determinata professione.

Quindi la morale credo sia un aspetto che anche nel nostro settore ricopre un ruolo importantissimo poiché ci si trova ad operare con la SALUTE delle persone.

Chi ha un minimo di esperienza nel campo si troverà concorde con me su quante persone/clienti spesso fragili psico-emotivamente si riversano in ambienti malsani, dove la crescita dell’ego supera di gran lunga una crescita interiore reale…

Quindi in sostanza personal trainer professionista è chi ha le competenze adeguate, i titoli necessari per fare del personal training il proprio lavoro, esercitandolo in modo professionale ed etico. Entriamo dunque nel vivo della questione:

Che cosa serve per diventare personal trainer? 

Quali titoli servono per diventare personal trainer? Questo è un tema più che mai attuale in seguito alla recente riforma dello sport.

Questo settore è da sempre molto confuso e la figura del personal trainer è quanto mai indefinita. 

Solo alcune legislazioni regionali danno alla figura del personal trainer dei contorni più precisi e definiti, ma questo non basta. Non essendoci una definizione valida a livello nazionale, ci possono essere discrepanze e contraddizioni tra una regione e l’altra, a discapito di un collocamento della professione univoco e ben definito.

Ad ogni modo per diventare un personal trainer professionista bisogna in primo luogo acquisire, ovviamente, le competenze necessarie tramite un percorso di studi apposito. Proprio per la mancanza di una legislazione che la disciplini a livello nazionale, non esiste un percorso formativo ben preciso.

Ovviamente, lo ribadisco, non ci si può improvvisare personal trainer: farlo, non sarebbe né etico né professionale.

Come diventare personal trainer: la formazione

La laurea in Scienze Motorie o affini non è obbligatoria per per diventare personal trainer, anche se è preferibile. Una laurea o diploma nel settore è una base generale solida a livello sia pratico che teorico sulla quale specializzarsi in seguito. Un diploma ISED o una Laurea in Scienza Motorie è quindi preferibile ma non fondamentale.

Esistono inoltre corsi di formazione per personal trainer (erogati da privati o associazioni sportive) che consentono di diventare personal trainer professionisti. Il problema qui è che, non essendoci disciplina nei requisiti del percorso formativo, può essere difficile capire quali corsi siano davvero validi.

Come ci si può orientare nella miriade di corsi (ahimè anche di un solo giorno) che rilasciano diplomi e brevetti da personal trainer? 

Come scegliere il corso per diventare personal trainer?

come diventare personal trainer quale corso scegliere
Personal trainer – Scegliere il corso

A chi mi chiede informazioni su quali corsi scegliere, mi ritrovo spesso a rispondere che il primo filtro lo fa la durata ed il prezzo.

Sì, perché come anticipato poco fa, esistono corsi di un solo giorno che millantano diplomi validi ad operare come personal trainer.

Questo è impossibile perché le nozioni teoriche e pratiche sono così tante, che ci vogliono anni per apprendere le basi per ogni nicchia di settore. Non solo, è necessario aggiornarsi costantemente anche dopo anni di studio perché è questo un ambito dove “o ti formi o ti fermi”.

Le materie e nozioni studiate sono peraltro eterogenee, focalizzate su una conoscenza ampia ed approfondita: si va dall’anatomia funzionale alla biomeccanica degli esercizi, dalla fisiologia dello sport alla periodizzazione dell’allenamento passando per la biologia ed endocrinologia, postura ma anche psicologia.

Il mio consiglio è quello di prestare attenzione al corso che vuoi frequentare; in particolare fai attenzione a questi aspetti.

  • non cercare di risparmiare: la qualità del percorso di formazione e del formatore si paga;
  • attenzione alla durata del corso: corsi di 1 giorno workshop di un weekend non possono essere sufficienti a formarti in modo completo;
  • verifica che il corso rilasci un diploma o attestato riconosciuto dal CONI o da enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI.

Bene, ora supponiamo che tu abbia già tutte le carte in regola per diventare personal trainer. Puoi scegliere di essere assunto in qualche attività già avviata o aprire un’attività tutta tua. Nel primo caso ovviamente, cerca il posto che fa per te e inizia a lavorare come dipendente. Ma se vuoi aprire un’attività professionale tutta tua, continua a leggere.

Aprire un’attività professionale come personal trainer: Partita Iva o Associazione? 

La scelta se aprire una partita IVA o una ASD è legata al tipo di struttura che si vuole realizzare. Che prospettive immagini per la tua attività? Vuoi lavorare da solo/a o immagini una palestra grande e ben organizzata? Vorresti lavorare “a domicilio” o in un luogo stabile?

Facciamo innanzitutto chiarezza su ASD e P.IVA.

Per ASD si intende: “un’associazione sportiva dilettantistica con finalità sportive senza scopo di lucro. Tale formula, oltre ad essere più semplice ed economica nelle fasi di costituzione e gestione, consente di avvalersi di significative agevolazioni fiscali. Tipicamente, una ASD è affiliata ad una federazione sportiva nazionale o ad una disciplina sportiva associata riconosciute dal CONI o ad un ente di promozione sportiva sempre riconosciuto dal CONI.”

La maggior parte delle palestre gestite a “livello familiare” (non intendo quindi le multinazionali come McFit o similari) sono inquadrate come ASD proprio per la semplicità nella gestione e creazione della stessa, oltre che per le agevolazioni a livello fiscale e contabile.

Nel tempo però sono cresciute anche nuove realtà come Studi o Centri di Personal Training, Fitness Boutique e Centri dedicati al Fitness molto simili a delle SPA, ovviamente gestite a livello fiscale con partite IVA.

Aprire una partita IVA comporta oneri fiscali e contributivi diversi, ma grazie al regime forfetario sono previste delle agevolazioni nei primi anni dopo l’apertura, seppure con qualche limitazione (per esempio non si possono scaricare i costi). Parlare con il proprio commercialista permetterà di togliere ogni dubbio e fare un vero e proprio business plan prima di fare il grande passo.

Come mettere in piedi uno studio di personal training: aspetti pratici

Le attrezzature per aprire uno studio personal trainer

Un business plan ben fatto sin dal principio ti permetterà di capire a quanto ammonterebbe un ipotetico budget per mettere in piedi un Studio di Personal Training.

Il mio consiglio è quello di farti affiancare da una figura competente che possa aiutarti (io ho fatto affidamento ad un consulente marketing con esperienza nel settore fitness).

Un consulente marketing scelto oculatamente, mi ha permesso di capire i costi nascosti che non avevo preso inizialmente in considerazione e darmi continui spunti su come procedere prima di aprire il mio Studio PT, ma anche e soprattutto in seguito all’apertura!

Se hai intenzione di aprire il tuo studio come personal trainer dovrai mettere in conto il costo dell’affitto, valutare la necessità di effettuare dei lavori nel locale per renderlo idoneo al tuo scopo, dopodiché arredarlo ed attrezzarlo.

Tutto dipende dal budget e dall’offerta che vuoi dare!

In linea di massima se decidi di lavorare da solo e senza alcun trainer esterno, un locale di 100mq potrebbe risultare già ottimo.

Alcuni studi di personal trainer che ho visitato non avevano nemmeno gli spogliatoi, ma giusto un angolo con separè per far cambiare i clienti. Altri centri invece offrono spogliatoi degni di una SPA con doccia in cromoterapia ed aromaterapia!

Una cosa sulla quale invece non puoi essere carente è l’attrezzatura che dovrà soddisfare le vostre esigenze di personal trainer e quelle del cliente.

Un bravo personal trainer è in grado di allenare anche con poco; non serve arredare tutto il locale con un attrezzo per ogni gruppo muscolare!

Un semplice rack, rastrelliera manubri, bilanciere con dischi e, se possibile una macchina multifunzione, vi darà ciò che vi serve per poter iniziare senza trascurare nulla.

Di volta in volta, con il tempo e magari le necessità si potrebbe valutare di rinnovare, acquistare nuovi macchinari, eliminare ciò che non viene utilizzato…dipende sempre che tipo di servizio volete offrire.

Che servizi offrire come personal trainer?

Il tipo di servizio che si vuole offrire avvicinerà ovviamente la relativa clientela interessata a quell’offerta.

È importante impostare il proprio brand in modo da rendere immediatamente cristallino a chiunque ciò che offriamo e quali sono i nostri punti di forza in modo da orientare il nostro potenziale pubblico nella scelta.

Un esempio reale nel mio caso è stato quello di non dare alcun nome al mio centro di personal trainer.

Anche se mi sarebbe piaciuto un nome altisonante, corredato da qualche slang americano che, si sa, rende tutto più cool, alla fine la decisione è caduta semplicemente su “Centro Personal Training – Cosimo De Angelis”.

Questo mi ha permesso di essere identificato con il mio nome e cognome sin da subito e poi per non creare confusione nella testa del lettore (potenziale cliente) che anche dalla strada legge l’insegna luminosa.

Una scelta saggia da fare ancor prima di aprire lo studio di personal training (o ancora prima di diventare personal trainer) è quella di identificare una nicchia di settore.

Cosa intendo con nicchia? Invece di offrire una moltitudine di servizi che (tornando ancora al discorso di prima) confondono il cliente, è meglio decidere di dedicarsi in modo specifico ad uno o pochi settori specifici.

Essere specializzato sulla Ricomposizione Corporea è diverso dall’essere specializzato in “Ricomposizione Corporea al Femminile!”

Altri esempi di studi di personal trainer di nicchia possono essere quelli dedicati prettamente alla riabilitazione o alla postura, oppure alla preparazione di soli agonisti.

Insomma il servizio che il tuo studio di personal training dovrà offrire, sarà una scelta personale molto oculata, non prenderla sotto gamba e non farti prendere dalla voglia di fare tutto. Potrai anche farlo ma lo farai superficialmente e senza alcuna professionalità e possibilità di distinguerti.

Diventare personal trainer non basta: bisogna imparare a promuoversi!

Una volta diventato personal trainer e scelta la nicchia di attività, bisogna assolutamente promuoversi: dire al mondo quello che fai e come lo fai, per essere scelto.

Essere bravo nel tuo campo ma non essere conosciuto non ti porterà da nessuna parte. D’altro canto esistono molti “fit-influencer” che sono bravissimi a farsi ri-conoscere, ma a livello di competenze lasciano davvero a desiderare.

La popolarità ha portato loro un enorme flusso di clienti e quindi la loro bravura è stata quella di sapersi promuovere egregiamente in termini di marketing e auto-promozione.

Dall’altro lato della medaglia ci sono personal trainer super-competenti con tanto di titoli e risultati indiscutibili ottenuti dai loro atleti che però, non promuovendosi a dovere non sono molto conosciuti e non ricevono l’attenzione che meritano.

Come attirare clienti nel tuo studio di personal trainer

Chiediti inizialmente se vuoi lavorare in loco o online (o entrambi) e poi decidi la strategia di promozione più adatta.

Strumenti come Facebook, Instagram e Google My Business sono imprescindibili quanto efficaci. Si possono creare contenuti di valore con costanza in modo da attirare potenziali clienti in target, ma anche investire in sponsorizzate che permettono di geolocalizzare il potenziale cliente in base a certi criteri. In questo modo andremo a promuoverci solo con chi è realmente interessato, nel raggio di km predefinito.

Una cosa è da tenere sempre a mente: la migliore sponsorizzata è il passaparola! Ogni volta che un cliente sarà soddisfatto del lavoro fatto con te ne parlerà positivamente con altre persone e questo permetterà di far crescere il tuo ranking di approvazione.

Il discorso vale anche al contrario ovviamente! Per questo è fondamentale curare sempre il rapporto con cliente, ascoltandolo e puntando sempre alla sua soddisfazione.

Sapersi vendere è importante come saper allenare?

Chiudo questo articolo con questa domanda dalla risposta solo apparentemente ovvia.

Diventare personal trainer è solo una parte del lungo percorso per avere uno studio PT di successo. Nel momento in cui decidi di aprire una tua attività da personal trainer con partita IVA, sei in automatico un “venditore” che, come tale, deve saper vendere. Vendere cosa?

Il tuo servizio, fatto di competenze, conoscenze e professionalità.

Sembra brutto da dire ma è un aspetto che devi prendere in considerazione.

A meno che tu non sia un ereditiero o abbia vinto il SuperEnalotto, nonostante la passione per questa professione, alla fine mese ci si arriva tutti, le utenze vanno pagate, l’affitto si presenta puntuale e il mutuo in banca non perdona!

Fare il lavoro dei propri sogni è un’aspirazione stupenda cui puntare, ma ogni giorno dovrai fare i conti anche con i lati pratici negativi che troppo spesso non vengono presi in considerazione.

Essere un bravo personal trainer non significa solo dedicare tempo a libri e studi del settore, ma crearsi del tempo da dedicare alla crescita personale per imparare a vendere e comunicare.

Se stai prendendo in considerazione di diventare personal trainer e metterti in proprio, sarei già contentissimo di sapere che questo articolo ti ha aiutato anche in minima parte. Se dovessi avere ulteriori domande, non hai che da chiedere.

“I due giorni più importanti della vita sono il giorno in cui sei nato e il giorno in cui scopri il perché.
(Mark Twain)”



Cosimo de Angelis
– Teach Top Coach

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3 risposte

  1. Ciao Cosimo grazie per l’articolo io sono in avvio dell’attività da personal trainer e volevo farti una domanda in merito per quando riguarda l’assicurazione nei confronti dei clienti e del personal trainer a chi bisogna rivolgersi ?

    1. Ciao Valentino, grazie per la tua domanda cui rispondo con molto piacere.
      Per quanto riguarda il mio studio ho aperto due polizze assicurative differenti: una per il locale (copre incendi, furti, allagamenti ecc.); una seconda polizza sulla professione.
      Quest’ultima (anche più costosa rispetto alla prima citata) nella fattispecie credo sia quella che mi chiedi. Copre la tua figura come professionista qualora dovesse accadere qualche infortunio ad un cliente mentre stai lavorando.
      Spero di essere stato esaustivo.
      Se hai altri dubbi non hai che da chiedere.

      Top coach Cosimo

      1. Grazie chiaro ci sono enti specifici che se ne occupano e a cui chiedere o basta andare da una qualsiasi assicurazione tipo Unipol ecc.. ?

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