COME MOTIVARE E PREPARARE AL PALCO UN ATLETA DEBUTTANTE POCO PRIMA DI UNA GARA

E’ il gran giorno, quello per il quale si è lavorato un anno intero.

La fase che precede la salita sul palco è dedicata al “pump”, il riscaldamento, che porterà l’atleta già ben idratato e ricaricato, a sfoggiare la sua migliore condizione.

Di pari passo, così come il corpo, anche la “mente” necessità di un “riscaldamento” prima della competizione, ed anche la “mente” deve essere stata “allenata” durante tutta la preparazione, ed in modo particolare durante il periodo che precede la gara.

Un percorso agonistico è fatto di cadute, momenti di sconforto, regressioni e scatti di crescita, è fatto di superamento dei propri limiti… mentali innanzitutto.

Paure, senso di inadeguatezza, sconforto, sono tutti stati d’animo che possono essere vissuti in corso di un percorso agonistico e che in procinto di gara spesso si amplificano.

Così come una preparazione si articola attraverso una programmazione minuziosa e personalizzata per quanto concerne l’allenamento e l’alimentazione, allo stesso modo essa comprende un’attenzione al profilo emozionale dell’atleta, alla sua struttura di credenze, agli schemi mentali, spesso disfunzionali e limitanti.

Riuscire a conoscere questo importante profilo dell’atleta mi permette di capire come accompagnarlo al meglio in questo suo percorso.

Perché diciamolo, il percorso è solo SUO ed io ne sono il facilitatore.

Ho condotto alla loro prima gara due splendide atlete, Elena, categoria Bikini Tall, 4° classificata al campionato Italiano NBFI 2017 e 6a nel 2018, e Giulia, esordiente nella categoria Figure 8° classificata al campionato Italiano NBFI 2018.

Due Donne diverse non solo per categoria, ma anche per personalità, atteggiamento mentale ed emozionale, contesto di vita familiare e lavorativo, ed è solo conoscendo e rispettando la loro unicità che ho cercato di preparale mentalmente ed emozionalmente al loro debutto in gara.

Come ho sottolineato più volte, il mio lavoro si fonda sulla relazione, e quando conduci un’atleta alla gara, la relazione è già consolidata, grazie a tutto il lungo percorso di preparazione condiviso.

Ed è proprio all’avvicinarsi della competizione che l’atleta ha maggiore bisogno di me.

Bisogno di cosa?

Di presenza costante, di un essere a disposizione quotidiano, per risolvere e chiarire dubbi ed empasse emozionali, ha bisogno di ascolto “attivo” ed empatico ed anche a volte di uno “scrollone” affettuoso che stemperi ansie da prestazione e lievi paranoie.

Così come nell’allenamento il mio lavoro è volto a far apprendere all’atleta tecniche corrette e capacità di attivazione muscolare;

Così come nell’alimentazione esso si traduce nel promuovere la maturazione di una sana alimentazione.

Al tempo stesso sul versante mentale-emozionale, il mio intervento è volto a fornire all’atleta quegli strumenti per imparare a gestire le emozioni e potenziare le proprie risorse mentali.

La nostra mente esercita un potere tale da condizionare fortemente l’intero organismo, sia in termini positivi che negativi, ricordiamo che solo il 10% del funzionamento della nostra mente è conscio, il rimanente 90% è subconscio, ad esso fanno capo, immaginazione, emozioni, memoria.

Quando un atleta si prepara ad una gara, genera dentro sé una miriade di pensieri, prova plurime emozioni, crea immagini mentali, e la tipologia di ognuno di essi può influenzare fortemente la performance di gara la cui efficienza sarà direttamente proporzionale alla qualità del suo allenamento mentale.

Pensieri, immagini, emozioni negative e disfunzionali genereranno senso di inadeguatezza, ansia e paura e difficilmente, anche a fronte di una buona condizione fisica, l’atleta riuscirà a portare sul palco la migliore versione di sé stesso con sicurezza, padronanza ed energia positiva.

Un lavoro basato su tecniche mentali quali: visualizzazioni positive, controllo del respiro, ancoraggio immaginativo-emozionale, forniscono all’atleta gli strumenti affinché egli non subisca passivamente stati emotivi disfunzionali ma diventi generatore attivo di emozioni positive e funzionali al suo obiettivo.

Nel periodo che precede la competizione consiglio alle mie atlete un “allenamento” di visualizzazione da fare ogni sera prima di dormire, stando in una posizione rilassata, ad occhi chiusi ed in un luogo tranquillo;

Chiedo loro di ripercorrere in maniera dettagliata e minuziosa ogni passaggio della routine di pose, immaginandosi mentre salgono sul palco, “vedendosi” in ogni dettaglio, in ogni singola movenza, immergendosi completamente nella scena, aggiungendo quanti più dettagli possibili, gustando appieno tutta la scena “vedendosi” e sentendo fortemente le belle emozioni che ad essa si accompagnano.

Questo esercizio ripetuto con costanza permette, da un lato, di divenire più sicure nel posing (ricordiamo che il cervello non distingue tra immaginato ed esperito, e di fatto anche il primo è un allenamento) e, dall’altro, di creare degli ancoraggi positivi, “gesto-emozione”, di ogni singolo passaggio di salita sul palco: saluto, pose, camminata.

Quando l’atleta il giorno della gara salirà sul palco proverà esattamente quanto avrà immaginato.

Un’altra tecnica che ho sperimentato da atleta e poi trasmesso in veste di coach, è quella di creare un mantra personale associandolo ad un movimento, ad esempio il battito ritmico del pugno sulla mano.

Il mantra personale è costituito da poche frasi o parole di semplice struttura.

E’ affermativo ed usato al tempo presente.

E’ privo di negazioni, ha un linguaggio familiare non forzato ed è strettamente personale, costituito da parole che “parlano al nostro cuore” e che sentiamo nostre.

Ad esempio un pensiero limitante del tipo:

“Io ho paura, Io mi sento inadeguata, io non c’è la farò”

Può diventare un personale mantra funzionale del tipo:

“Io sono forte, Io sono luminosa, Io sono gioiosa, Io porterò tutta la mia luce ed il mio sorriso sul palco”

Creare un nostro mantra da ripetere frequentemente in tutto il periodo antecedente la gara ed anche il giorno stesso, magari prima della salita sul palco, aiuta a sbloccare i pensieri depotenzianti ed attiva la propria energia positiva.

Un altro aspetto a cui prestare attenzione è il respiro.

Esso, da sintomo passivo, può divenire strumento principale per sciogliere uno stato di ansia.

La respirazione diaframmatica, profonda, aiuta a recuperare uno stato di “calma” e di “centratura” affinché il nostro stato emotivo sia funzionale ai nostri obiettivi; fermezza e lucidità possono essere indotte dal giusto respiro e possono così controllare l’ansia che ci assale nei momenti critici.

L’insieme integrato di queste tecniche allenano la componente emotivo-mentale e portano l’atleta ad essere più sereno e lucido prima di una competizione.

Quanto io vivo in prima persona da atleta agonista e che desidero trasmettere alle mie atlete in procinto di gara è di portare sul palco la migliore versione di sé a 360°, tutta la propria energia, tutta la gioia, e di trasmettere tutto ciò con quel sorriso che viene dal cuore…

ed è proprio lì che TU HAI GIA’ VINTO!

Iris Padoan

Top Coach SBB

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