Cosa significa per me essere una FOOD COACH

Chi è un Food Coach e cosa fa?

L’esperto di ricomposizione corporea di Sustainable Bodybuilding

 

Un food coach è colui che valuta, guida e motiva il cliente a compiere quei cambiamenti comportamentali per perseguire uno stile di vita sano.

Io sono una Personal trainer e food coach, pertanto il mio intervento è globale ed investe allenamento ed alimentazione.

E’ molto importante sottolineare che il food coach NON è una figura medica e non opera in tutti quei casi in qui si rilevano delle patologie.

In tal caso egli può (e deve) collaborare con le figure mediche specialistiche.

Seguendo le loro indicazioni può, ad esempio, aiutare il cliente ad organizzare il proprio piano alimentare in modo variegato, consigliando combinazioni alimentari attraenti che esulino dalla monotonia, al fine di rendere il suo percorso più motivante.

Un percorso alimentare è sostenibile nel momento in cui può essere perseguito per lungo tempo, pertanto “educare” il cliente ad una alimentazione sana ed al contempo appagante, aumenta le probabilità che il percorso sia mantenuto per tempi lunghi e che possa pertanto essere di  successo.

La metafora che più si addice al mio modo di concepire il mio lavoro è quella di Confucio:

“Se in riva al mare vedi qualcuno che ha fame non regalargli un pesce, ma insegnali a pescare”;

Quanto ritengo importante è guidare la persone a quella conoscenza e consapevolezza alimentare, che le permetterà di maturare uno stile di vita sano, sostenibile e piacevole,  inizialmente grazie al supporto della mia guida e successivamente in autonomia.

Un aspetto fondamentale è la PERSONALIZZAZIONE del mio intervento, che ha come focus l’attenzione alla persona nella sua globalità con lo scopo di creare un percorso cucitole addosso, nel rispetto di abitudini, inclinazioni, contesto di vita, familiare e lavorativo.

Anche la componente mentale riveste un ruolo portante, in un percorso volto ad un miglioramento fisico;

Ognuno di noi è frutto di credenze e schemi mentali anche disfunzionali, ma che per noi rappresentano una zona di confort.

Ecco che la maturazione di una consapevolezza alimentare, una conoscenza del proprio corpo e dei suoi bisogni, quelli reali e non condizionati dai nostri paradigmi mentali errati, porta la persona gradualmente anche a superare credenze sbagliate ed a creare nuovi schemi mentali.

Funzionali al raggiungimento, non solo degli obiettivi estetici, ma anche di un equilibrio interiore.

Sappiamo benissimo che il significato del cibo va ben oltre a quello prettamente nutritivo, esso ha valenze psicologiche ed emotive profonde.

Spesso il cibo diviene la compensazione di altre mancanze e non mi riferisco a dinamiche che rientrano nella sfera dei disturbi alimentari conclamati, ma a quelle che  in un modo o nell’altro toccano o hanno toccato molti di noi.

Riuscire a trovare risposte diverse dal cibo alle proprie necessità, è certamente una conquista.

Che passa dal volersi bene, dal maturare una gestione dei pasti all’insegna del gusto e del piacere, dall’ascolto ai segnali del nostro corpo, dalla graduale maturazione di un equilibrio interiore.

Ed i progressi estetici che mano a mano nel tempo arrivano accompagnati al senso di benessere generale, fungono da potenti feedback motivanti a quello che io definisco un “circolo virtuoso”.

Ma partiamo dall’inizio:

Durante il primo incontro cerco di avere un quadro il più completo possibile della cliente.

Mi occupo in prevalenza di donne, che comprende:

  • contesto di vita della donna
  • quale è  la sua professione
  • se sedentaria, dinamica o statica; 
  • che tipo di ménage familiare ha
  • se è single e vive da sola
  • se ha una famiglia da gestire o ancora se ha figli ed è separata.

Ognuno di queste situazioni non si distinguono per semplicità dell’una rispetto alle altre, quanto per “carichi” diversi, condizioni di vita, le cui variabili in termini di stress, tempo, possibilità gestionali vanno tenute a riguardo, anche per stilare un percorso alimentare.

La studentessa che vive con i genitori e pranza fuori casa avrà certi tipi di esigenze, diverse della donna-mamma che lavora e che deve occuparsi dei pasti di una intera famiglia, così pure dalla donna single, spesso fuori a pranzo per lavoro.

Al di là delle necessità nutrizionali specifiche,  ognuna di loro avrà delle esigenze organizzative e di gestione dei pasti diversa, tenerne debito conto è un mio compito, poiché così potrò formulare un percorso personalizzato e pertanto di successo.

Credo che il mio lavoro sia quello di essere un facilitatore, affinché qualcosa di complesso sia reso fruibile e perseguibile, con me come guida presente.

Ecco un altro punto per me portante di questo lavoro di Food Coach:

La RELAZIONE, quella componente dinamica ed in evoluzione data dal mio ruolo.

Essere guida, dare ascolto, a volte più necessario del fornire risposte, unita alla unicità che l’altra persona rappresenta.

Io non maneggio parametri, numeri e calcoli.

Io interagisco con delle persone. Pertanto, parametri, numeri e calcoli sono strumenti marginali di sfondo, dei mezzi, ma  l’unico “oggetto” in primo piano è LA PERSONA.

Ho seguito diverse clienti, studentesse, donne più mature e lavoratrici, donne che facevano sport agonistici diversi dal body building.

Tutte donne che in un determinato lasso di tempo,  hanno raggiunto gli obiettivi che si erano prefissate e soprattutto maturato uno stile di vita equilibrato ed una sensazione di benessere.

Terminato il nostro rapporto non hanno subito un effetto YO-YO, tornando a condizioni fisiche precedenti o alle abitudini alimentari disfunzionali pregresse, bensì  hanno mantenuto quanto per loro ha rappresentato un’ importante conquista: IL VOLERSI BENE, sapendo il “come”  farlo.

Ad epilogo di questo post, desidero raccontarvi di Alessia, una mia cliente in veste di Personal Food Coach.

Alessia è una giovane donna di 40 anni, mamma di una bambina di tre anni e di due gemelli di un anno e mezzo.

Quando l’ho conosciuta aveva partorito da sei mesi circa, si era rivolta a me per cercare di tornare in forma dopo la gravidanza.

Alessia veniva da una alimentazione low carb, connotata da un eccesso proteico e di grassi, beveva pochissimo e non praticava alcun tipo di attività fisica.

Quando la incontrai pesava kg. 64,5 con una % di massa grassa del 25%, una forte infiammazione agli arti inferiori, tanto da essere doloranti al semplice tatto e con una pliche di 40.

Le avevo chiesto di portarmi al primo incontro un “diario” di una sua settimana alimentare tipo per valutare le Kcal giornaliere e la suddivisione dei macronutrienti a cui era abituata.

In un primo step ho shiftato una quota delle  kcal provenienti da proteine e grassi verso i carboidrati e così nei due step successivi, affinché il metabolismo di Alessia, non abituato a gestire i carboidrati, diventasse abile a farlo.

Solo successivamente sono partita con una progressiva e graduale reverse, che dalle  1200 Kcal  alle quali era abituata l’ha condotta a 1600 Kcal di media.

Ho stanziato una isocalorica e le ho lasciato un pasto libero alla settimana al fine di rendere questo percorso per Alessia sostenibile mentalmente e socialmente.

Al tempo stesso le ho stilato una serie di combinazioni alimentari per lei piacevoli, preferisce il salato al dolce, e facendo presa sulla sua passione per la cucina le ho indicato diversi spunti per ricette gustose e sane da poter allargare a tutta la famiglia.

Di pari passo le ho indicato una serie di esercizi da poter eseguire a casa, partendo da un ricondizionamento dei muscoli pelvici ed addominali, ab e posturali, tenendo conto dei suoi tempi liberi veramente ridotti.

Successivamente, mentre incrementavamo le Kcal, le ho fatto fare dei circuiti metabolici sempre da eseguire a casa.

In sei mesi,  partendo da 1300 Kcal ed arrivando a 1600 Kcal, il  peso è passato da Kg 64,5 a Kg 53, pliche coscia da 40 a 22, addome da 14 a 7.

(Tra le prime foto e le seconde intercorrono sei mesi 4 marzo 2017-4 agosto 2017)

Ricordo che Alessia all’ora non si allenava in palestra, eseguiva tutti i giorni gli esercizi di tonificazione del pavimento pelvico e dell’addome e tre volte alla settimana i circuiti che le avevo indicato.

Tralasciando i numeri, l’aspetto più rilevante è che Alessia ha iniziato a sentirsi bene, ad avere energia anche con un entourage familiare molto impegnativo. E soprattutto ora si piace!

In sintesi, Alessia HA IMPARATO A VOLERSI BENE SAPENDO COME FARLO.

Ecco questo è ciò che significa per me essere una

Personal Food Coach SBB. 

Iris Padoan

Iris Padoan

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