L’INIZIO DEL PERCORSO DI UN PERSONAL TRAINER: LA LOGICA VINCE SU DI TUTTO

Il percorso di un trainer può racchiudere una serie di difficoltà che si presentano entrando in contatto con più clienti. Con il passare del tempo si devono affrontare nuovi problemi e trovare nuove soluzioni, usando la logica per collegare le proprie conoscenze.

Esistono più tipi di problemi, ma alcuni sono più complessi da risolvere rispetto ad altri poiché dipendono da più fattori.

In questi primi anni di lavoro ho potuto allenare la mia mente a raggiungere delle soluzioni per i problemi che man mano incontravo, anche se non avevo fin dall’inizio una visione d’insieme così ampia a causa di conoscenze più limitate e di una logica non ancora sviluppata come lo è ora.

Molte volte il corpo umano cerca di trovare autonomamente una soluzione ai problemi che riconosce. Per esempio, penseresti che una postura errata (che magari è la causa di un dolore) potrebbe essere il riflesso di un problema di un organo?

Questo è possibile perché il nostro corpo cerca di farci sentire in comfort e cambia la nostra postura per riuscirci. Quindi se non arriviamo al problema dell’organo non risolveremo definitivamente la questione posturale. Il pilates ne è un esempio: quanti lo praticano e stanno bene, ma appena smettono tornano ad avvertire dei dolori?

Ho fatto un esempio che forse è più vicino alla posturologia piuttosto che al bodybuilding, ma penso che renda comunque l’idea del concetto che volevo sottolineare.

Allenamento e sistema nervoso

È importante saper riconoscere i segnali, anche subito partendo con un nuovo atleta. Di recente ho avuto un caso interessante, uno studente (pendolare) di 23 anni:

  • Si allenava in monofrequenza a cedimento con alta intensità, alta frequenza e alti volumi settimanali.
  • Aveva la digestione rallentata, condizionata dal sistema nervoso (esaurito dall’allenamento).
  • Sopporta difficoltosamente lo stress.

In una situazione come questa, con l’allenamento si deve:

  • Evitare lavori a cedimento per abbassare la fatica cronica.
  • Ridurre la frequenza e l’intensità.
  • Puntare su esercizi multiarticolari con stimolo neurale.

Allenando una clientela femminile può succedere che si incontri uno stato di “infiammazione” (causata da una scarsa e poco qualitativa alimentazione, un’idratazione insufficiente, un’insufficiente o eccessiva attività fisica), che ha vari sintomi:

  • Stato edematoso (in particolare sulle cosce)
  • Dolore al tatto del pannicolo adiposo o della pelle
  • Disturbo del ritmo sonno-veglia
  • Inappetenza
  • Stanchezza cronica
  • Mancanza di energie
  • Afte in bocca
  • Forfora
  • Problemi intestinali non virali
  • Dolori articolari

In questo caso si entra nel discorso sulla componente neurale, che potrà portare a:

  • Lavorare in modo basilare sullo schema motorio, sulla propriocezione e sulla mobilità con esercizi a corpo libero con la “Signora Pina”;
  • Usare i tre fondamentali del powerlifting (stacco, panca e squat) a buffer con una ragazza che ha un livello di allenamento intermedio, puntando al miglioramento dello schema motorio con fermi e velocità di esecuzione lenta;
  • Forzare sui carichi pur mantenendo il buffer, usando un approccio con un’esecuzione più veloce e perfezionata per un’atleta avanzata.

Per ridurre la produzione di acido lattico si può fare un lavoro a buffer di breve durata (6 ripetizioni o meno) interrompendo le serie, ovvero “spezzandole” con un breve recupero. Può essere un’idea anche l’utilizzo di superset (o triset) con un esercizio relativo alla parte inferiore del corpo ed uno alla parte superiore, tenendo in considerazione inoltre che molte volte la clientela femminile tende a preferirli volendo “bruciare grasso”.

Nel caso in cui avessimo una cliente non infiammata ma con uno stile di vita sedentario e con un lavoro nel quale fa poco movimento, sicuramente potrebbe “sopportare” bene un po’ di lavoro lattacido (magari eseguito stando in piedi, se sta sempre seduta).

Alimentazione e convinzioni errate

Diverse volte mi è capitato di affrontare dei casi problematici (ma non patologici) anche sotto il profilo alimentare, per i quali ho elaborato delle soluzioni in grado di risolvere i problemi in questione senza però togliere l’autonomia ai clienti. Si parla più che altro di educazione alimentare, perché spesso è sufficiente consapevolizzare il cliente sul corretto stile di vita che dovrà far suo e successivamente dargli delle semplici indicazioni, in modo tale che possa gestirsi da solo la dieta avendo ben chiari i suoi macronutrienti giornalieri.

Frequentemente nel mio lavoro si ha a che fare con persone che ingeriscono una quantità davvero bassa di calorie e più precisamente di carboidrati rispetto a quella che dovrebbero assumere. Stessa cosa per l’acqua che bevono, anch’essa insufficiente. Ci sono poi i casi in cui a causa di uno stile di vita sedentario (che non dipende dall’allenamento, perché sotto i 10000 passi giornalieri si rientra nella categoria), non si può forzare più di tanto l’incremento delle calorie… Ma non mi riferivo a questa ipotesi in particolare. Purtroppo sono ancora diffusi alcuni miti da sfatare, come quello dei carboidrati che farebbero ingrassare o chissà cos’altro. Per questo motivo è necessario che le persone acquisiscano la giusta consapevolezza sulla questione, perché capita che con alcuni clienti sia più facile l’intervento pratico rispetto al tentativo di sradicare le loro convinzioni errate.

Partendo da una dieta low carb e high pro, magari anche a calorie piuttosto basse, il procedimento “standard” più sensato è a mio parere il seguente:

  • Abbassare le proteine fino alla quantità che si ritiene opportuna, in relazione alla quantità di massa magra, alle caratteristiche strutturali e metaboliche del soggetto e all’attività fisica praticata.
  • Abbassare i grassi se sono troppo alti rispetto alle calorie totali, ma senza scendere troppo.
  • Utilizzare le calorie sottratte precedentemente, aumentando i carboidrati (in maniera ragionevole, piuttosto che aumentarli troppo è meglio abbassare di meno i grassi).
  • Attendere 3 settimane in modo che il corpo si abitui alla modifica.
  • Proseguire incrementando i carboidrati di 10-20 g giornalieri ogni settimana per circa un mese e mezzo.
  • Iniziare ad usare una ciclizzazione in cui c’è una differenza calorica tra giorni di allenamento e di riposo e continuare ad incrementare i carboidrati finché non si “trabocca”.
  • Ricalcolare l’apporto calorico riportando i grassi alla % che avevamo impostato inizialmente e quindi facendo un taglio dei carboidrati.
  • Continuare con l’incremento.

Per monitorare il processo è fondamentale tenere sotto controllo la media settimanale del peso corporeo, oltre alla composizione corporea.

Devo sottolineare l’importanza del sistema nervoso anche in questa fase, nella quale, avendo uno sbilanciamento a favore dei carboidrati si devono preferire allenamenti lattacidi e HIIT, facendo attenzione a non sovraccaricare il sistema nervoso (che se fosse sovraccaricato, richiederebbe l’utilizzo di allenamenti a buffer anche in questa situazione).

Impedimenti in sala pesi

Un problema che prima o poi ci si trova ad affrontare con un cliente è l’ernia inguinale. Ho un cliente che era in attesa di essere operato poiché l’ernia era ad uno stadio abbastanza avanzato, quindi decidemmo di impostare un programma di allenamento che gli permettesse di arrivare all’operazione senza peggiorare la situazione.

In questo caso scelsi di utilizzare ovviamente degli esercizi che non creavano dolore, evitando delle inutili contrazioni addominali che invece lo causavano.

Persino dei movimenti basilari come l’alzarsi dal letto di mattina gli davano fastidio e quindi gli diedi anche dei suggerimenti per renderli innocui, cosa che in quel momento mi fece sentire più un terapista che un trainer.

Mi è capitato anche di dover allenare clienti che avevano un limite nell’allenamento delle cosce, dovendo convivere con l’usura della cartilagine delle ginocchia. Gli specialisti in questo caso consigliano ai pazienti di utilizzare l’articolazione il meno possibile, quindi sono utili le contrazioni statiche e possibilmente esercizi multiarticolari come una classica leg press.

È necessario sapere come trattare un determinato problema (ad esempio articolare) anche se non si ha un’indicazione precisa di uno specialista, ma con esempi di questo tipo volevo far intendere che un trainer può arrivare ad una soluzione nell’allenamento puntando semplicemente a non peggiorare la situazione.

Conclusione

Come ho scritto in precedenza, la logica vince su tutto. Non esiste una soluzione collaudata che risolverà perfettamente un problema se non viene applicata valutando la situazione con una visione d’insieme.

Se vuoi imparare ad utilizzare al meglio la logica per arrivare a delle soluzioni pratiche, ti consiglio la Scuola Preparatori ed il corso di Personal Food Coach SBB.

 

 

Riccardo Fila Robattino

Top Coach SBB

Dottore in Scienze delle Attività Motorie e Sportive

Preparatore & Food Coach SBB

Personal Trainer

Operatore in Posturologia

riccardo@naturalphysiqueevolution.it

Cell. 3466190091

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