NUOVA STAGIONE CORSI 2023/2024 - Clicca qui

Glutei Striati da Natural PT 3 – Protocolli ed esercizi

Eccoci con la terza parte della serie “Glutei Striati da Natural” – entriamo finalmente nella parte più pratica, in cui ti darò delle linee guida su cosa fare e come fare per ottimizzare l’allenamento dei glutei ed estremizzarne la definizione. Se non hai letto le parti precedenti eccole qui:
1) GLUTEI STRIATI DA NATURAL PT1 – ALLENAMENTO TRA TENSIONE E STIMOLI
2) GLUTEI STRIATI DA NATURAL PT2- REQUISITI NELL’ALLENAMENTO SPECIFICO

Mi sento in dovere di partire dall’esercizio più noto ed inflazionato per quanto riguarda l’allenamento dei glutei nell’ultimo decennio: l’hip thrust.

Questo esercizio rappresenta una buona idea per il lavoro sui glutei, anche se non è per me fondamentale.

L’hip thrust è un esercizio semplice grazie alla sua stabilità e alla solidità fornita dai due punti di contatto, dalla schiena sulla panca fino ai piedi a terra. Questa stabilità è ulteriormente migliorata da alcuni accorgimenti che illustrerò a breve.

Se guardi questo grafico qui sotto (preso dal sito di Bret Contreras) noterai che la forza espressa a livello muscolare con l’hip thrust è quasi lineare. Diversamente, negli esercizi come squat e stacco la relazione tra gradi di flessione di anca e la forza espressa ha andamento curvo.

glutei hip thrust allenamento


Se vuoi approfondire le forze attive sui glutei e le differenze tra parte bassa dello squat e hip thrust ti consiglio di guardare questo post e leggere questo articolo scientifico.

Avendo infatti il carico direttamente sopra al bacino (e quindi linearmente in opposizione al target muscolare) non si creeranno leveraggi tali da fornire sostanziali differenze di forza necessaria per proseguire il movimento in diversi punti.

In pratica la curva di forza dell’hip thrust segue la capacità di estensione dell’anca che permette di sviluppare maggior forza quando questa è più flessa e man mano che si raggiunge la massima estensione sarai in grado di gestire un carico minore.

Di fatto, il punto di maggior difficoltà è la contrazione di picco quando si ottiene una posizione in cui il femore risulta parallelo al terreno. Per questo motivo, dal mio punto di vista, questo esercizio ha molto senso in contrazione statica scegliendo proprio questo punto come target.

Per eseguire correttamente la contrazione dovrai partire da una buona base di stabilità: senza di essa potrai caricare e rimanere lì quanto vorrai, ma l’unico risultato sarà avere un carico pesante sulle pelvi che ti schiaccia.


Per approfondimenti: https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0249307
https://bretcontreras.com/hip-thrust-wiki-page/

Venendo alla programmazione eccoti due idee di lavoro che ho ideato e modificato nel tempo:

  1. Statico/dinamico – Static 30
  2. Cumulative S.C.T.

La prima idea combina un lavoro dinamico ad uno statico in modo tale da permettere di eseguire all’atleta entrambe le tipologie di contrazione, ma fornisce un parametro di performance stabile nelle sedute.

L’idea è semplice e si basa sulla ricerca di una singola serie statica con il massimo peso sostenibile per circa 30 secondi.

Per trovare questo carico la procedura è similare a quando fai un ramping o un “top set” visto che ad oggi vanno molto di moda queste metodiche.

Prendi un carico e fai 30 secondi, riposi, incrementi, ripeti fino a che non ottieni un peso con cui cedi vicino ai 30 secondi effettivi con margine di +/- 5 secondi; dopo di che quel carico trovato sarà utile per eseguire serie di stabilizzazione.

Static 30

allenamento glutei definiti

A seconda dell’esercizio scelto, ci potranno esser schemi più interessanti da applicare dopo la statica.

Un esempio nella slide sopra è quello dell’esecuzione della statica e poi a seguire di alzate dinamiche nello stacco da terra.
Data la natura dell’esercizio, il numero di ripetizioni risulta non eccessivamente elevato e nella slide noti 3 proposte di ciclizzazione così strutturate:

  1. La prima prevede una ciclizzazione con medesimo volume ma a numero di alzate per serie crescenti ed è adatta a chi è già adattato alla metodica statica e non pensa di aver incrementi sostanziali nel tempo del ramping iniziale.
  2. La terza è l’esatto opposto e presuppone che il praticante abbia molto margine e ciò gli permetterà di aver incrementi veloci di carico nella contrazione statica iniziale. Questo impone una ciclizzazione che permetta un numero minore di ripetizioni mantenendo però invariato il volume.
  3. La seconda risponde alla necessità di aggiungere del volume rimanendo molto puliti e conservativi nello svolgimento del movimento ed è adatta a chi non ha una tecnica consolidata in dinamica e deve lavorare molto su un particolare sticking point.

Se però volessimo trascrivere delle linee guida generali ti proporrei questa parte di slide tratta dal mio intervento all’evento SBB evolution del 2023, in cui do come range di lavoro schemi con un volume compreso tra le 3 e le 6 serie ed un numero di ripetizioni oscillante tra le 5 e le 10 alzate.

allenamento glutei tondi

Questo è abbastanza lontano da quanto hai visto qualche riga fa parlando di stacco, ma ho voluto appunto darti un esempio pratico che si discosta dalle mie “linee guida”, proprio per mostrarti come la variabilità nelle realtà dei fatti e degli esercizi è molto ampia e non devi farti fregare dalle “regole” scritte.

30 secondi di contrazione statica nel punto più difficile di uno squat, a quante ripetizioni corrisponderanno?


Verosimilmente non solo 5, in quanto la tenuta sarà molto ardua ed aver la possibilità di scappare dallo sticking point spingendo e concludendo l’alzata sarà un gran sollievo.

Immagina invece 30 secondi di contrazione nel punto medio di una spinta al multipower e pensa a quante dinamiche saresti in grado di fare con quel carico.

Trovandoti fermo in un punto in cui la contrazione non risulta altamente più pesante, spostarti in dinamica non fornirà grandi scarichi di tensione o vantaggi.

Di conseguenza il tempo in statica corrisponderà in modo abbastanza sovrapponibile a quello in dinamica ed ecco che la domanda è: quante ripetizioni fai in 30 secondi?

Ipotizziamo di fare 2 secondi ad ogni negativa ed essere in grado di mantenere 1 secondo di fermo, prima di invertire la spinta ed andare in concentrica esplosiva.

Il totale sarebbe di 4 secondi circa a ripetizione che in una serie da 8 ti da 32 secondi di tensione.

Contando che non sei una macchina e che non tutte le ripetizioni in una serie da 8 pesante possono avere la stessa velocità esecutiva, trovo i 32 secondi altamente calzanti.

Questo perché le ultime ripetizioni non avranno più una concentrica esplosiva, quindi questa fase aumenterà la sua durata ma allo stesso tempo non sarai più in grado di rallentare e fare un fermo così marcato quindi questo compenso di tempi darà un risultato similare ai 30 secondi ricercati!

In alcuni esercizi in cui il range di movimento è breve, queste 8 ripetizioni diventano facilmente anche 10, mentre in altri in cui si ricerca maggior lentezza o si hanno profili di resistenza non omogenei con maggior difficoltà nel punto di statica -come visto- le ripetizioni diventano anche la metà.

Lo so che tu sei pigro e vuoi la progressione già fatta quindi te ne offro una dandoti però alcune spiegazioni così da poterla sfruttare decentemente e non in modalità “copia-incolla”.

Parti con la prima settimana in cui svolgi la prima serie con ramping a 30 secondi e qui ti ci vorrà del tempo, magari anche 4, 5 o addirittura 6 serie statiche per trovare il carico che ti permetta un cedimento consono.

Dopodiché solo 3 serie saranno eseguite in dinamica ed il range di ripetizioni andrà da un massimo di 8 alzate ad un minimo di 6.

In genere noto che ci si porta a casa qualcosa simile a questo:

Prima serie = 8 ripetizioni
Seconda serie = 6 ripetizioni
Terza serie = 6 ripetizioni


Se recuperi, un po’ di più sennò per rimanere nel range di lavoro indicato ti tocca scaricare il peso.

Nella seconda e terza settimana ti sembrerà dallo schema che venga aggiunto volume ma di fatto questo quasi si riduce.

Ogni volta ci metterai 1 o 2 serie in meno per trovare il carico statico fino ad arrivare ad un punto in cui con 1 o 2 serie di riscaldamento potrai andare diretto sul peso target ed azzeccarlo alla prima serie effettiva.

Per questo motivo il volume che cala da un lato viene aggiunto dall’altro – meno statica e più dinamica.

La quarta settimana è invece il picco di volume con 6 serie dinamiche post statica e segna la fine della progressione basata sull’incremento del volume dinamico in quanto salvo che si parli di un completo neofita su atleti è difficile ottenere adattamenti veloci di carico e di prestazione su una nuova metodica se proposta identica ed all out per 4 o più microcicli settimanali.

Per continuare la progressione, il volume andrà a diminuire drasticamente dimezzando la serie a contrazione dinamica ma queste ultime avranno un range di lavoro più alto andando a toccare un massimo di 10 alzate.

Queste non saranno sempre possibili per ogni tipologia di esercizio, ma l’obiettivo è ambizioso quindi qui puoi prevedere dei piccoli cluster nel modo che segue.

Fai 7-8 ripetizioni (o comunque tutte quelle che sei in grado di svolgere) poi riposi solo 3-5’’, il tempo di prender fiato e ne esegui ancora 1, prendi nuovamente fiato ed ancora un’altra ripetizione e continui così fino al raggiungimento delle 10 alzate totali.

Cumulative STC

La seconda metodica si basava su quella che chiamo “cumulative SCT” cioè una statica cumulativa, l’equivalente di un cluster set a ripetizioni target molto lungo.

Qui ti lascio due slide che contornano questa spiegazione in cui mostro le idee iniziali di questa metodica che prevedeva serie da 40 secondi in contrazione statica, alternate da una pausa più o meno lunga, adatta a permettere il mantenimento del medesimo tempo sotto tensione.

Successivamente questa idea si è evoluta in qualcosa di più intenso e volto alla ricerca di cedimento multipli, anche 8 o 10 all’interno della stessa macroserie e prevedeva questo schema:

  1. Seleziona un carico con cui fai 40’’ al limite
  2. Preparati un timer da 4’
  3. Esegui la prima serie che sarà intorno ai 40’’ se hai azzeccato il carico
  4. Riposa da un minimo di 15’’ ad un massimo di 45’’ (durante questo tempo metti in pausa il timer!)
  5. Esegui nuovamente il massimo tempo di trattenuta statica
  6. Riposo con timer in pausa
  7. Continua questa alternanza fino ad aver completato 240’’ cioè 4’ di tensione statica 
glutei ipertrofia programmazione

Ciò che potrebbe succedere è simile a quanto leggi nella slide qui sopra, che è la rappresentazione schematica di due idee di lavoro svolte da malcapitati che hanno avuto il dispiacere di testare questa idea sulla contrazione di picco di un’alzata laterale.

Se non hai voglia di annotarti tutti i numeri ed i tempi, puoi anche ragionare in modo molto più spiccio e pensare di chiudere i 4 minuti nel minor tempo possibile, di conseguenza tenere solo due timer:
1 che conta il tempo totale e non viene mai stoppato mentre un secondo che conta il tempo sotto tensione statico che viene stoppato ad ogni cedimento per ripartire appena torni in posizione statica.

In quest’ottima ecco l’idea che ho proposto all’evento SBB evolution in cui il recupero dopo ogni cedimento viene ridotto tra i 10 ed i 30 secondi creando una ciclizzazione volta al miglioramento del tempo sotto tensione a parità di carico.

Questo viene fatto rendendo più densa la maxi serie diminuendone i recuperi e massimizzando così il rapporto tra tempo sotto tensione e recupero.

Puoi arrivare seguendo questo metodo a mantenere in posizione un carico anche per più minuti consecutivi prima del cedimento e questo ti darà non solo una maggior capacità di gestione della fatica ma anche un dettaglio muscolare specifico non trascurabile e difficilmente ignorabile!

Volevo fare una bella introduzione sugli affondi, forse un po’ prolissa, ma mi serviva perché ti voglio far lavorare a tempo quindi con tensioni molto lunghe, intense e di difficile protrazione nel tempo.

Qui sopra un’immagine che dava un’idea di progressione per arrivare al punto da cui partiremo ora…
Magari sarà tema di un altro scritto, chi lo sa.

Per una volta però taglio tutto quanto e ti dico solo che per procedere con la lettura servono due presupposti:

  1. Devi esser forte, molto forte nell’esercizio scelto
  2. Devi esser intimo con l’intensità, il cedimento e tutto ciò che gravità attorno a questi concetti

Se hai questi requisiti ciò che sto per mostrarti potrà darti una marcia in più sul dettaglio delle tue gambe e dei tuoi glutei, te lo posso garantire!

Nel mio libro “unconventional bodybuilding” ho scritto un capitolo dedicato al lavoro a tempo in cui ne spiego i lati positivi e come strutturarvi un’intera programmazione suddividendo stimoli ed idee. 

Qui trovi il mio libro: 

Questa qui sopra è parte di una pagina del libro dove parlo della soglia dei 5 minuti per il lavoro culturistico e l’incremento dei volumi e dettagli muscolari.

Riprenderemo questa idea, parlandone però come lavoro a 10 minuti per un motivo molto semplice…
hai due gambe quindi 5 minuti ciascuna sommati ti danno i 10 richiesti!

Ogni fase ha una sua spiegazione ed una sua programmazione che per brevità qui renderò in modo semplificata adattando l’idea ad un singolo esercizio ed a un obbiettivo di condizionamento specifico.

Devi ottenere 10 minuti di affondi, come fare saranno un po’ cavoli tuoi ma quello che ti consiglio io è iniziare con una decina di serie da circa 60 secondi ciascuna.

Puoi fare anche serie da 90 secondi o addirittura da 2 minuti ma l’idea di base qui è partire da qualcosa di vicino a ciò che hai fatto fino a ieri.

In genere esegui affondi?
In che range lavori? Quanto tempo sotto tensione accumuli nell singola serie?

Se nel tuo allenamento hai serie da 8-12 ripetizioni e le esegui con buon controllo dovresti esser abituato a tempi sotto tensione dai 30 ai 40 secondi per gamba all’incirca e questo ti porta già senza dover modificare eccessivamente il carico a poter eseguire le prime serie sui 60 secondi.

Se provi, noterai un piccolo problema derivante dalla mole di lavoro e dal volume in quanto 10 serie sono veramente tante e non sarai in grado di mantenere lo stesso sovraccarico.

Per questo motivo ti consiglio una progressione lenta e graduale simile a quella schematizzata in tabella qui sopra che ovviamente dovrà esser adattata al tuo passo e non presa standard.

Ti consiglio di partire dalle 3-4 serie iniziali per poi aggiungere 1 set ogni settimana quando chiudi il volume previsto.

Qui ad esempio ipotizzo che a 6 serie ci sia uno stop in cui non sei in grado di concludere il volume proposto, per questo motivo ti fermi una settimana senza variare nulla e ripeti il protocollo richiesto.

Ovviamente non ho la pretesa che da 4 serie a 10 serie il carico rimanga lo stesso e non ci sia nessuna diminuzione, ma tramite questa ciclizzazione vorrei che la perdita di sovraccarico utilizzato sia quanto minore possibile in base alle tue capacità e circostanze.

Nello schema del mio libro questa sarebbe da considerarsi la fase 3, ma come dicevo per brevità alcune cose le sto rendendo più veloci e semplici tagliando passaggi.

Questa sarà la fase da cui nasce tutta l’idea del lavoro a tempo degli affondi con la soglia di 5 minuti che difatto essendo da svolgere con entrambe le gambe, portano il tempo totale di lavoro a 10 minuti.

Nulla ti vieta di ampliare a tuo piacimento il tempo e posso dirti per esperienza personale che si possono eseguire anche 20 o 30 minuti di lavoro con ottimi risultati!

Devi esser solo abbastanza fuori di testa da concepire una cosa del genere e farla poiché il tuo unico limite in queste metodiche è la tua capacità di rendere reali delle idee.

Qui sopra un’idea di come passare da 10 serie da 1 minuto ad una singola da 10 minuti ma possono esserci davvero molti modi e ti invito a trovare il tuo, non a copiare qualcosa di pensato per qualcun altro magari con esigenze, circostanze e passato diverso dal tuo.

Per farti capire quanto le cose possono esser differenti da un’atleta all’altro, recentemente ho introdotto questa metodica ragionando con l’atleta e ponendoci come obbiettivo i 10 minuti ma senza una programmazione scritta da rispettare.

L’idea è stata quella di iniziare a corpo libero ed ovviamente in quel caso il tempo viene concluso in modo discretamente semplice se si è allenati.

Fatto questo si iniziano ad aggiungere sovraccarichi ed ogni volta questi devono incrementare del minimo ammontare possibile il peso aggiuntivo fino a raggiungere un discreto sovraccarico.

A questo punto l’obbiettivo sarà peggiorare la performance cioè rendere di fatto più muscolare il lavoro, portando connessione e contrazione consapevole all’interno di ogni singola ripetizione.

Se in 10 minuti faccio 100 ripetizioni con un carico con cui due settimane fa ne facevo 120, per me è una vittoria, a questo punto, perché queste contrazioni diventano più consapevoli e l’esercizio stesso passa dal movimento alla pura contrazione muscolare.

Fonte immagine qui.


Lo swing è un esercizio fantastico che dà un focus specifico e decisamente poco replicabile in altri modi nei confronti del movimento di estensione d’anca.

Non mi metterò a farne spiegazioni perché ho la fortuna di aver un amico molto più bravo di me in questo, quindi di seguito ti metto alcuni suoi video che ti permetteranno di capire come svolgere al meglio l’esercizio e coi giusti focus averne una percezione decisamente ottimale.

Son fortemente convinto che il miglior modo per imparare un gesto al meglio sia far pratica e vederlo eseguito da chi ne ha il pieno controllo.

Per questo motivo il primo video che ti lascio è di spiegazione ed esecuzione dello swing a due mani – lo trovi qui.

Non è detto però che tu sia in grado di eseguirlo correttamente e questo potrebbe permetterti di capire quanto possa esser forte o carente la tua capacità di utilizzo di un’estensione d’anca in modo esplosivo e potente.

Se dovessi notare difficoltà ed in particolare ti trovassi ad alzare davanti a te la kettlebell con le braccia o le spalle ti consiglio di provare il belt swing!

Oltre a risultare un’ottima propedeutica, permette, eliminando dall’equazione l’uso dell’arto superiore, di togliere ogni dubbio sulla tua capacità o carenza in quanto ad estensione d’anca di potenza.
Ecco a te un video sempre a cura di Marco Brambillasca, autore anche del precedente che gentilmente si è prestato alla registrazione di questi contentuti di valore e per questo lo ringrazio.

Dando quindi per assodato e scontato che tu sappia eseguire lo swing, voglio darti un’idea abbastanza particolare di lavoro a ripetizioni mediamente elevate con una densità allenante veramente elevata ed interessante!

100 ripetizioni sono un numero mistico
Perché non 90? 110? 200?
Perché 100 è più bello, numero tondo che fa sempre un certo effetto quindi in un tempo di cinque minuti devi concludere queste ripetizioni con un carico con cui sei in grado di fare dalle 15 alle 25 alzate.
Un 20 RM in genere si presta molto bene a questa metodica.


Quindi hai un carico modesto, anche leggero direi, che ti permette di accumulare un elevato volume con una densità allenante veramente alle stelle.

Il raggiungimento delle 100 ripetizioni però può esser fatto in tantissimi modi, non per forza con un tempo preciso e non è obbligatorio l’uso di un dato carico.

Ti faccio due esempi di progressione che puoi svolgere.

Il primo è il lavoro che ti porta a fasi da un 10×10 ad una singola serie in cluster da 100 alzate.

Attento perché sopra non ho scritto “settimana 1,2, ecc” in quanto non mi interessa la velocità della progressione, ma la sua continuità.

Partirai con un carico 15-20 RM, o quantomeno io così ti consiglio, se sei abbastanza pazzo puoi anche tenere un carico maggiore.

Con questo andrai ad eseguire 10 serie da 10 ripetizioni, con un recupero più tendente ai 30 secondi possibile con picchi di 60 secondi circa quando noterai che la fatica diventa estremamente forte e non ti permette di performare come si deve.

Questo primo step è tosto e pesante in quanto molto voluminoso, ma l’adattamento arriverà discretamente in fretta, se hai già familiarità con lavori a densità spinta, in caso contrario ti consiglio di consolidare il 10×10 per almeno 2-4 settimane in cui per almeno 2 allenamenti durante la settimana svolgi il protocollo.

Dopo aver fatto questo passi al secondo step in cui le serie diminuiscono ma aumentano le ripetizioni.

Nuovamente cerchi un equilibrio, quindi rimani qui fino a che non sei in grado di concludere il volume indicato con dei recuperi tra le serie sempre abbastanza bassi per poi passare al terzo step.

Qui i recuperi dovranno salire per permetterti di non cedere all’affaticamento e lo continueranno a fare in modo graduale con l’aumento delle ripetizioni nella singola serie.

Ogni step come già mostrato poche righe fa non è corrispondente ad 1 singola settimana ma può rappresentare anche un ciclo di 2,3 o anche 4 settimane di lavoro in cui il protocollo viene ripetuto più volte.

Arrivato allo step numero 7 ti trovi con una bella sfida:
2 serie da 50 ripetizioni consecutive.

Una volta che sarai in grado di svolgere questo allenamento con un carico con cui inizialmente sarebbe stato oltremodo impossibile, sei pronto per raggiungere le target reps con il magico numero 100!

In pratica svolgerai il set da 100 in questo modo:

Parti ed esegui tutte le reps che sei in grado di portare a termine, quando cedi recuperi circa 20 secondi o comunque il tempo necessario per prender fiato (vivo nella speranza che per qualcuno più condizionato di me sia minore dei 20 secondi proposti).

Dopo di che riparti e nuovamente: fai tutti gli swing che sei in grado di eseguire con tecnica ed esplosività invariati.
Nuovo stop da 20 secondi o meno e ripresa.

Questo pattern lo continui fino ad aver accumulato e completato il totale delle 100 ripetizioni.

Oppure puoi lavorare in modo molto meno programmato, ma cercando da subito di gestire le 100 alzate in cluster con recupero minimo, o quantomeno minore rispetto a quanto proposto sopra.

Questa seconda variante prevede l’uso del tempo come fattore di progressione, imponendoti una diminuzione graduale del recupero utilizzato tra le 100 alzate somministrate.

Nella ciclizzazione sopra non c’è un’indicazione su “cosa” o “come” fare ma un’idea di ciò che è successo nella realtà di un programma di 8 settimane impostato in questo modo.

La consegna era semplice e riporto dalla tabella quanto segue:

“100 reps nel minor tempo possibile, le ripetizioni devono esser tutte identiche ed esplosive, non cambiare la cadenza. 

La diminuzione del tempo dovrà esser data dal fatto che i recuperi e gli stop diventano via via inferiori in numero ed in tempo. 

Se sei in grado di completare più di 50 reps senza stop dall’inizio incrementa il carico utilizzato.”

Il nostro atleta quindi legge questa bella cosina, prende un carico ed inizia nella prima settimana e tra un bagno di sudore, un po’ di affanno e qualche cedimento arriva a chiudere le 100 ripetizioni in 8 minuti – secondo più, secondo meno.

La settimana dopo ci riprova e riesce a ridurre il tempo e così anche nella successiva ma poi succede che per qualche ignoto motivo si torna indietro.
Ho appositamente riportato questo esempio in quanto ci tengo a passare il concetto che viene definito in inglese come “UPtrend”.

Nell’immagine qui sopra si capisce subito cosa si intende ed è, in fondo, ciò che tutti quanti cerchiamo negli allenamenti poiché, un progresso fisso e lineare verso l’alto dal punto di vista della performance, della composizione corporea o di qualsiasi variabile misurata risulta oltre che irrealistico anche abbastanza improbabile col passare del tempo.

La cosa più realistica che puoi invece aspettarti da un programma di allenamento è che ti porti ad avere degli alti e bassi prestazionali ma che i nuovi picchi bassi siano spesso o quasi sempre più elevati del punto di partenza e che nel lungo periodo se tu dovessi unire i puntini, il trend sia in salita progressiva.

L’obbiettivo per me sono i 5 minuti settato come traguardo raggiungibile facendo ben poche pause tra le 100 ripetizioni e per questo motivo risulterà un punto di arrivo ambizioso dal quale potrai scegliere se incrementare il carico e ripartire da un tempo più lungo quindi con maggiori recuperi o se cambiare metodica di lavoro.

Questi protocolli, insieme ad altre idee che ho in mente ma non posso dettagliare qui per brevità, potrebbero essere criptici per alcuni, mentre per altri potrebbero essere facilmente adottati come risorse immediate per migliorare. La mia speranza è che servano da ispirazione per aiutarti, che tu sia un allenatore o un atleta, a crescere e migliorare!

Mi piacerebbe che questo mio scritto fosse così: che nel leggerlo tra qualche anno, magari io possa aggiungervi qualcosa, modificare ed integrare altre parti oppure che proprio tu, che ora stai scorrendo queste righe e che sei arrivato alla fine di questo mio delirio, possa aggiungervi qualcosa di pratico, di utile e di migliore di quanto io ho scritto.

Infondo viviamo di esperienze e di emozioni ed io quando guardo questa foto del Vale al campionato italiano NBFI non ricordo qualcosa di “tecnico”, non vedo protocolli per righe sui glutei, ma ho ben in memoria la sua emozione prima di salire sul palco, quel fuoco negli occhi ad ogni allenamento, le infinite trasferte fatte insieme…

Insomma: il risultato estremo è arrivato per noi, non solo mettendo in pratica quanto ti ho mostrato ma anche vivendo un percorso.

Potrei raccontarti la storia di qualcosa che per qualcuno potrebbe esser folle ma per Valerio ed altri è l’essenza della sostenibilità ma chiudo lasciandoti con un invito:
prova, sperimenta, smonta le mie teorie, metti in dubbio quello che scrivo, fai il contrario se pensi sia corretto ma non fermarti a leggere delle righe!

Allenati, emozionati, goditi il percorso perché il tuo unico limite è ciò che sei in grado di immaginare.

Buon allenamento! 

Francesco Mesenasco 

Unconventional trainer & bodybuilder
Teach top coach SBB
Instagram

Condividi l'articolo se ti è piaciuto, cliccando
sui bottoni qui sotto

Facebook
WhatsApp
Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Vuoi saperne di più? Scrivici!