Se i tuoi preconcetti fossero la zavorra che ti impedisce di spiccare il volo come professionista?

Il mondo del Body building vive forse oggi più che mai un epoca dove sembrano regnare incrontastati degli assolutismi, delle regole non scritte seguite in maniera tacita e religiosa, questa vale sia per ciò che concenre l’aspetto dietetico che quello allenante. 

Ecco che con cadenza quasi quotidiana assisitiamo a personal trainer o similari che innamorati dal mondo della panca, squat e stacco iniziano a propinarlo sempre e sempre a tutti quasi come fosse l’unico allenamento proficuo.

Dall’altra parte vediamo nascere diete a base di riso, pollo e poco altro quasi come essi rappresentino gli unici elementi possibili del bodybuilder agonista o meno.

Ragionare per metodi o capire i concetti che si nascondono dietro la crescita, lo sviluppo e il miglioramento di un atleta a 360 gradi.

E’ questo il limite di moltissimi che operano in questo campo.

Hai 40 atleti o presunti tali nella tua scuderia? Bene quanti di loro miglioreranno usando il tuo metodo? 10?20? e gli altri?Per gli altri la scusa è un limite genetico come al solito o cos’altro?

E se il limite fossi tu? Se le tue idee, i tuoi preconcetti fossero la zavorra che ti impedisce di spiccare il volo come professionista?

Ecco che porsi questo quesito potrebbe aitarci ad allargare i nostri orizzonti. 

Già perchè ogni volta che crediamo fortemente in qualcosa finiamo per correre il rischio di vederlo come fosse l’unica via.

Quando qualcuno ci fa notare di aver raggiunto risultati degni di nota con una via diametralmente opposta alla nostra, ancor prima di chiedere come ha fatto o cosa ha fatto, parliamo di doping, di caso isolato di fenomeno genetico che avrebbe risposto a tutto.

Ecco questo è un limite. Insomma perchè non voler aggiungere frecce al nostro arco?

Se siamo soliti gestire la pratica nutrizionale in maniera super tecnica curando mille aspetti e qualcuno ci mostra di risultati lodevoli raggiunti con metà dei tecnicismi da noi proposti, perchè invece di essere mossi dalla curiosità di sapere cosa e come, l’unica cosa che si insinua nella nostra testa è il dubbio dell’illecito?

Di chi è dunque il limite?

Che cosa davvero ci stiamo perdendo?

Perchè rifiutarsi a priori di ascoltare?

Ad oggi ciò che possiamo dire è che davvero ci sono innumerevoli vie per arrivare ad un medesimo risultato, conoscerle tutte o conoscerne molte ci offre dei vantaggi indubbi per riuscire a soddisfare le richieste piu disparate di soggetti estremamente diversi tra loro. 

Immagina che arrivi da te una ragazza che sta muovendo i primi passi nel mondo della palestra e magari con una totale incapacità di gestione della sua pratica nutrizionale?

Davvero le rifileresti un programma di soli tre esercizi e un rigido schema nutrizionale basato sulla rotazione di 4 o 5 cibi magari anche ad orari pre stabiliti?

Questo è tutto ciò che un professionista come te sa fare?

Lo stesso programma he penseresti essere idoneo per un uomo di 100 kg con 30 anni di allenamenti alle spalle?

Un risultato è davvero un ottimo risultato solo se lo riesci a replicare, a spiegare, solo se riesci davvero a capire intimemente cosa ha funzionato, quali elementi sono stati essenziali per il successo e quali sono state solo inutili complicazioni e sovrastutture.

Se inizi ad operare cosi, evitando l’applicazione sterile di metodi preconfezionati ti aprirai un mondo nuovo fatto di opportunità e di occasioni.

La curiosità, lo sperimentare mantenendo alla base sempre un razionale, il confronto con i tuoi colleghi, sono elementi preziosi da non sottovalutare.

E’ certamente un processo laborioso e faticoso che ti costringe ogni volta ad uscire dalla tua zona di confort, ti costringe a prendere le tue credenze destrutturarle e costrurne di nuove ad un punto più alto e diverso, ti costringe a metterti in gioco continuamente e ad ammettere che proprio mentre pensavi di aver capito esattamente come funzionavano le cose ci si la possibilità che tu non abbia ancora capito nulla.

Ecco è questo che spesso spaventa e che ti frena. La fatica di fare fare fare e ancora fare senza probabilmente mai arrivare.

E allora molto spesso meglio imporre le proprie idee ai nostri atleti senza curarci di loro, e della loro sogettività con il rischio di avere un puledro di razza tra le mani e trasformarlo in un asino.

Lo so sono provocazioni e certamente qualcuno nemmeno le condividerà, però è doveroso spesso fermarsi e riflettere sul proprio operato e chiedersi se davvero stiamo facendo tutto il possibile o se ci siamo costruti dei limiti che portano esattamente il nostro stesso nome.

Marco Perugini

Top Coach

 

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