La mente.. mente MONUMENTALE!! (bis)

Riccardo Grandi posing

La mente.. mente MONUMENTALE!!

 

Articolo 2 di 4

 

LA SUA MENTE: si… bravo… fai vedere che razza di smidollato che sei… non hai abbastanza forza di volontà… non hai costanza… hai paura di non farcela… e cosa diranno gli altri se non ce la fai? Oppure cosa diranno gli altri se poi ce la fai e fai una pessima figura??? Poi guardati… sei piccolo, grasso e hai una

linea ridicola !!!

 

LUI: no, non hai capito… posso farcela!!! Se ce l’ha fatta quello là… io sono meglio di lui !!! devo farcela !!!

 

Passa il tempo… si mette a dieta… le calorie si abbassano, sempre di più, i dolori muscolari sono forti, ed ecco che il nostro LUI inizia a “non vedersi” (quanti body builder lo dicono sotto gara? Io ne conosco tantissimi, anche tra i migliori). Si vede piccolo, secco, liscio e brutto, si vede sempre troppo o troppo poco, mai a posto, e poco importa se tutti gli dicono che è in forma strepitosa.

 

LUI: ma dove vado? Faccio ridere, gli altri sono così grossi, tirati, belli. Ho visto le loro foto sui social network e sono tutti migliori di me in tutto.

 

LA SUA MENTE: visto??? Che ti avevo detto??? Lascia perdere… molla tutto… ci sono un sacco di lati positivi. Potrai mangiare tutto quello che vuoi e quando hai i dolori muscolari potrai non allenarti, e poi… quanto tempo è che vai avanti con quella dieta senza carboidrati? Quanto tempo è che non mangi un pezzo di pane o una bella pizza? Dai… molla tutto… tanto gli altri non cambieranno mai opinione di te… sono tutti S….I. E poi guardati… sei troppo giovane/vecchio per queste cose, ci sono cose più importanti nella vita, e poi il lavoro/famiglia/figli che devi trascurare.

 

Ed ecco che il nostro LUI molla tutto con un senso di impotenza e frustrazione che raggiunge i massimi livelli, e nella peggiore delle ipotesi avrà un effetto rimbalzo che lo porterà a ingrassare vivendo sempre peggio la sua situazione, o addirittura smetterà di allenarsi.

 

E ora domandiamoci: è vero che è troppo vecchio? È vero che per gareggiare bisogna trascurare lavoro, figli, famiglia? Ovviamente no… conosco professionisti con carriera fiorente e orari di lavoro assurdi che gareggiano, oppure perfetti padri/madri di famiglia che gareggiano e si preparano con assoluta serenità, senza contare i vari over 60 o addirittura over 70.

 

Perciò che cosa è successo nella sua mente? Semplicemente HA CREDUTO ad una grande menzogna personale.

 

Lo scorso articolo ha descritto come funziona la mente e come si creano al suo interno delle “tracce mnemoniche” dette anche “credenze” che possono essere potenzianti se positive o limitanti se negative.

 

Nel caso del nostro LUI, se nel suo “credo” c’è un martellamento continuo da parte della vita che lo fanno credere vecchio alla sua età, ecco che lui sarà effettivamente vecchio nella sua realtà. Anni fa mi rimase impressa una mia cliente che quando le chiesi cosa voleva ottenere con la mia consulenza, mi rispose con sguardo un po’ depresso “alla mia età oramai cosa voglio ottenere? Cerco di non peggiorare” e aveva solo trentacinque anni, ed era piacevole come donna anche se molto trascurata.

 

La realtà può essere divisa in soggettiva e oggettiva.

 

La realtà oggettiva è quella tangibile che si può “misurare” e che nessuno si permetterà di dire il contrario.

 

La realtà soggettiva è immancabilmente filtrata dalle nostre esperienze.

 

Un esempio… realtà oggettiva: le fragole sono un frutto di colore rosso con un gusto prevalentemente zuccherino. Realtà soggettiva: qualcuno pensando alle fragole avrà l’acquolina in bocca, a qualcun altro invece starà male al solo pensiero perché in precedenza mangiandole ha avuto un attacco di orticaria allergica violenta conclusa al pronto soccorso.

 

Ed ecco che la nostra realtà è dettata e scritta dalle nostre esperienze.

Ora proviamo a capire che cosa è successo al nostro LUI.

 

Decide coscientemente di prepararsi a una gara, ed ha sentito dappertutto che prepararsi significa mettersi alla prova e superare sofferenze immani, quindi il ragazzo, che crede esattamente che nella sofferenza vi sia un miglioramento, si sente spronato e deciso, ma purtroppo crede nello schema SOFFERENZA = VIRTU’, ma anche in altri schemi mentali limitanti tipo: “I sogni sono per i bambini” e quindi mentre sei ad un passo dalla realizzazione inizi a pensare di essere infantile, oppure “rimani con la testa sulle spalle”, e di conseguenza si deve scegliere la gara o la famiglia/fidanzata/lavoro,  o anche “certe cose si fanno da giovani” quindi qualsiasi età è troppo avanzata, e quest’ultima che è sicuramente la credenza più diffusa nel nostro mondo “senza doping è meglio non provarci neanche” ed ecco che s’inciampa del tutto.

 

Perciò all’interno della mente del nostro amico si creerà un conflitto enorme fatto di VOGLIO MA NON POSSO, perché se lo fa significa che è infantile, poco serio, troppo vecchio, ecc…

 

20 anni fa mi preparai per una gara NABBA e a due settimane dal contest crollai schiacciato dal peso di tutte queste frottole che mi raccontavo agevolate da una psiche debole, il tutto creato dalla forte carenza di carboidrati per mesi e mesi (sono un ex obeso).

Nel 2012 mi preparai per i campionati italiani NBFI e nei dieci mesi di preparazione una foltissima schiera di credenze limitanti mi uscì con grande violenza mettendo a dura prova la mia capacità di gestione di tali pensieri depotenzianti, tra cui, il ricordo fortissimo del fallimento di vent’anni prima.

 

Come feci a “gestire” tali schemi fatti di pensieri/emozioni/azioni?

 

I metodi che ho utilizzato sono quelli che di solito utilizzo con i miei atleti/clienti, ma il lavoro iniziale è proprio un’azione di consapevolezza.

 

Con il “piede alzato” spessissimo, nel senso che, in ogni momento può partire uno schema/pensiero limitante, e quindi è necessario sapere che ogni momento può essere quello buono per fare i conti con ciò che ci frulla nella testa e ci frena.

 

Ricordo che nel mio caso i pensieri più ricorrenti erano: “Sono troppo vecchio per queste cose” (a quarantadue anni troppo vecchio?), oppure “ho troppo da fare per riuscire ad allenarmi” (è vero che lavoro tantissimo, ma in palestra, quindi ogni momento è buono per allenarsi), o anche “non posso trascurare la famiglia” (in quella preparazione nacque la mia seconda figlia ed io diventai un doppio papà, quindi vi lascio pensare a quanto fosse forte questa mia credenza), ma la più bella fu proprio quella che mi portò ad un passo dall’abbandono, mi ricordo che telefonai proprio per chiedere cosa fare per passare la mia quota a un mio atleta, ed era “ma con questa ginecomastia infantile non ci crederanno mai che sia un natural”.

 

Come ho già detto ero un ex obeso infantile e sino a pochi mesi prima ero 20 kg in più, in realtà non si trattava di ginecomastia ma di un deposito di grasso che lentamente se n’è andato lasciandomi presentabile sul palco, in verità, i miei volumi e la mia definizione erano talmente inferiori agli altri che probabilmente nessuno avrebbe mai messo in dubbio la mia naturalità anche con una ginecomastia.

 

Ogni volta che comparivano questi segni di cedimento, mi domandavo: è vero? Sei sicuro che sia vero? Puoi essere assolutamente sicuro che sia vero? Quali altre spiegazioni potrebbero esserci?

 

E ovviamente la risposta che ne derivava era sempre no e c’erano sempre altre spiegazioni plausibili.

 

In seguito era necessario “isolare” il pensiero limitante in un’affermazione negativa ben precisa per riconoscere chiaramente il “nemico” e l’emozione a essa correlata.

 

Essa era definita chiedendomi “come mi sento in questo momento?” ovviamente la risposta doveva essere molto più dettagliata di un BENE o un MALE, ad esempio: arrabbiato, frustrato, deluso, depresso, demotivato, ecc…

 

Il primo passaggio è isolare il pensiero limitante e delimitare chiaramente l’emozione.

 

Dopo andavo a creare un’affermazione diametralmente opposta al mio pensiero limitante, esempio:

 

“Sono troppo vecchio per queste cose” ribaltato in “sono giovanissimo e posso fare ogni cosa!”.

 

Il problema è che lo capirebbe anche un bambino che fare un “ribaltone” del genere suona un po’ come “raccontarsela”… e non poco.

 

Allora cerchiamo di capire come creare un’affermazione positiva efficace e che suoni vera e non stupida.

 

Innanzitutto immaginate che l’affermazione sia una sorta di topolino che deve passare davanti ad un gatto addormentato senza svegliarlo. Lo stesso comportamento si dovrà trovarlo per far passare la vostra affermazione positiva davanti al vostro critico interiore senza svegliarlo. Il motivo è, che qualora dovesse svegliarsi, il pensiero che ne deriverebbe sarebbe “non raccontarti frottole!”, quindi la nostra affermazione dovrà essere convincente ma non “rumorosa”, e inoltre deve affermare il vero (esempio: “Sono ancora abbastanza giovane per farlo”, oppure “io sono giovane dentro” o anche “l’età è dalla mia parte per ottenere tutto quello che voglio !!”).

 

Ovviamente è necessario trovare un “volume” adatto per ottenere il massimo condizionamento mentale e nessuna resistenza interiore e per far questo bisogna osservare alcune semplici regole per la formulazione della nostra “medicina” mentale.

 

  1. L’affermazione dovrà essere al tempo presente, altrimenti per la nostra mente sarà sempre domani, quindi il “sarò sufficientemente giovane” per il nostro subconscio sarà sempre al futuro e mai al tempo presente, che è poi quello che a noi interessa.

  2. Non dovranno mai essere presenti negazioni, di conseguenza il “non sono vecchio” (che magari ci fa venire in mente Rocky con il suo “non fa male”) porta l’attenzione alla vecchiaia, quindi se io vi dico NON PENSATE AD UN CAVALLO BIANCO voi a che cosa state pensando che sino a un attimo fa non avevate in mente? Ovviamente a un cavallo bianco… capito il concetto?

  3. Le affermazioni dovranno essere splendide e descrivere la miglior situazione possibile. Questo perché per condizionare il subconscio positivamente è necessario creare immagini ed emozioni positive.

  4. Dovranno avere un “volume” accettabile per il nostro critico interiore, quindi il “sono giovanissimo” suona sicuramente come un raccontarsela. Ricordate che le affermazioni non devono essere una frottola, ma la sola verità più utile per voi.

  5. Le affermazioni dovranno essere specifiche ma non eccessivamente, di conseguenza evitiamo le “liste della spesa” nell’affermazione che portiamo nella mente. Immaginate che il nostro subconscio sia come un bambino di sei anni, crede a tutto quello che gli diciamo, se fate una battuta a un bambino difficilmente la capisce e tenderà a prenderla sul serio, se siete troppo descrittivi utilizzando paroloni, il bambino difficilmente capisce.

  6. Le affermazioni devono creare emozioni positive ed è necessario “testarle” per capire che il volume sia giusto e riesca a creare tracce mnemoniche positive senza risvegliare il nostro guardiano subconscio che selezionerà i pensieri come un buttafuori seleziona la clientela all’ingresso della discoteca, e più è selettiva (più siamo critici con noi stessi) e più sarà difficile entrare.

 

Com’è possibile testare le nostre affermazioni? Nel numero scorso ho spiegato che emozioni, immaginazione, memoria e sistema nervoso autonomo si trovano nella parte subconscia della nostra mente, e di conseguenza sarà necessario accedere proprio a quest’area per sentire se la nostra “medicina mentale” sia a un dosaggio giusto.

 

È necessario prendersi cinque minuti e mettersi seduti o sdraiati e iniziare a fare respiri profondi e rilassati portando l’attenzione al corpo e al respiro stesso, poi, a occhi chiusi si comincia a ripetere mentalmente l’affermazione scelta e ci si ascolta su quello che sentiamo in noi stessi, se avvertiamo tensione alle spalle anche leggerissima, oppure all’addome, oppure sentiamo che c’è “qualcosa che non ci quadra” allora è necessario abbassare il volume.

 

Come fare? Con le regole sopra descritte e con alcuni semplici espedienti. Ciò che non si riesce a fare si può sempre imparare a fare, e quindi un’affermazione del genere “sono perfettamente in grado di prepararmi serenamente per la gara” potrebbe diventare un “posso essere in grado di prepararmi serenamente per la gara”, oppure “posso permettermi di essere in grado di…” o anche “posso permettermi di imparare a essere in grado di…”.

 

Benissimo… e ora che ci faccio con queste affermazioni? Inizio a ripetermele mentalmente e volontariamente decine, centinaia, migliaia di volte il giorno, mentre guido, mentre ascolto musica, la mattina appena svegliati, la sera prima di dormire nel letto, mentre faccio cose che mi escono “spontanee” magari anche l’allenamento stesso (perfette le sessioni di cardio).

 

Si possono anche scrivere, la scrittura è un sistema fantastico che coinvolge tutti e tre i canali di apprendimento: visivo, uditivo, cinestesico. Il canale visivo perché mentre scrivo vedo e leggo quello che scrivo, quello uditivo perché mentre leggo mi ripeto mentalmente, e anche se non esce voce, nel nostro subconscio una voce arriva, e cinestesico perché io “faccio” le affermazioni, quindi impugno una biro e muovo il mio corpo per scrivere, anche se solo con una mano.

 

Una la chicca sarebbe proprio mettendo a riposo il critico interiore, quindi in fase di rilassamento, ossia in quella fase del dormiveglia dove ci si ritrova in fase creativa e spesso ci escono soluzioni a problemi che nella giornata ci hanno afflitto. Proprio in questa fase sarebbe utile ascoltare il nostro messaggio dall’esterno. Come? Registrando con un microfono il nostro messaggio con voce calda, rilassante e coinvolgente, per poi farlo ripetere continuamente, magari con una base musicale rilassante, per poi riascoltarlo con l’aiuto di un lettore MP3.

 

Ovviamente da non fare mentre si fa attività dove serve attenzione (esempio la guida di un automezzo).

 

Mi rendo conto che per chi non ha mai provato questo genere di pratiche, e magari non ci crede neanche, troverà ogni modo per non metterle in pratica. Non ho abbastanza tempo! non sono mai solo! Mi dimentico! Sono tutte stupidate! Ecco, questo sono solo alcune di quelle che sono chiamate “resistenze al cambiamento” ossia l’affermazione passa dal critico ma lo stesso si attiva per impedirvi di farle creando nuove credenze, e di conseguenza siete ancora lì a raccontarvela con delle scuse che non vi faranno raggiungere il vostro obiettivo.

 

Di questo e magari anche degli “auto sabotaggi” ne parleremo il prossimo numero.

 

Voglio terminare esponendo un mio pensiero… mi è capitato spesso di parlare con dei campioni del natural body building, e ascoltandoli ho notato che riguardo al loro obiettivo non esistono ostacoli mentali. Devono cambiare tutta la preparazione? Si fa! Devono affidarsi a qualcuno di nuovo? Si fa! Devono pianificare tutto diversamente per conciliare vita lavorativa, vita privata e allenamenti? Si fa!

 

Nella loro mente difficilmente ci sono dei freni mentali, e l’apertura al cambiamento è totale e spessissimo (io lavoro solo con atleti natural, anche perché, a livello fisico, con altri non saprei neanche da che parte cominciare) non si pongono limiti di risultati raccontandosela con pensieri limitanti del genere “altro che natural quello!” semplicemente se non sanno come fare, trovano chi può permettergli di farlo.

 

Spesso i ragazzi pensano che un campione gestisca la propria vita SOLO ED ESCLUSIVAMENTE in funzione del body building con allenamenti quotidiani di diverse ore,  di conseguenza tutto il resto è “una scocciatura” che ci gravita intorno. Al contrario di quello che molti pensano, i campioni sono persone bilanciatissime e con una vita lavorativa e famigliare assolutamente in armonia con il loro mondo di body builder.

 

Purtroppo spesso i ragazzi scambiano un “se non mi vuoi così ti elimino” con un “no pain non gain” facendo piazza pulita intorno a sé di rapporti sereni e appaganti dal punto di vista umano, ma diciamocelo chiaramente, se perdiamo i rapporti con chi ci sta vicino per una gara che cosa ci rimangono se non una medaglia nelle mani dal valore di pochissimi euro? (ammesso che la gara vada molto bene).

 

Riflettete su questo…

Arrivederci al prossimo articolo e… AVANTI VELOCI

Ricky

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