Non sono un medico ma sono un COACH

Non sono un medico ma sono un COACH

 

Cosa vuol dire?

 

Che il nostro compito è la comunicazione per arrivare al risultato positivo.

 

Parliamo del fallimento.

 

Una parola che nessuno vorrebbe pronunciare.

 

 

Purtroppo il fallimento è una cosa che nessuno vorrebbe ammettere, e nel nostro campo spesso non è colpa solo del nostro cliente, ma ammettere di non essere stati in grado di chiarire una situazione o di averne creata una involutiva è un qualcosa di inaudito per la maggior parte dei “professionisti”.

 

Si preferisce dare la colpa, scaricare le inadempienze e non farsi nessun esame di coscienza nonostante poi si vedano su Facebook dei post tipo: O VINCO O IMPARO!

 

Ma questa frase ha un significato che per i più è assolutamente sconosciuto.

 

 

Ma cos’è IN PRATICA il Fallimento?

 

Semplicemente UN RISULTATO di una serie di azioni.

 

Nello scorso articolo ho scritto che adesso si vuole seguire una LOGICA ma abbiamo visto che questa sconosciuta se non è applicata a quello che ci sta sotto, ovvero il carattere, e non viene trasformata in quello che viene dopo, il metodo, è un qualcosa a cui viene cambiato nome ma alla fine si tratta di METODO PRE CONFEZIONATO.

 

Il trainer non deve essere uno che emette delle diagnosi, ma uno che si crea delle idee costruttive dopo che ha creato davanti a sé UN QUADRO COMPLETO DELLA SITUAZIONE fatto di abitudini, comportamenti e azioni del cliente che ha davanti.

 

L’unico modo per progredire nel proprio lavoro e nella nostra “mission” di educatori di benessere e buon senso è quello di avere i mezzi per riconoscere la completezza delle persone, avere la lucidità di poter trovare soluzioni adatte alla loro unicità e la capacità di riconoscere i propri errori con un senso di evoluzione per poter evitare di commetterli in futuro.

 

Solo così possiamo dire O VINCO O IMPARO.

 

 

 

Distinzione di ruoli

Cerchiamo di capire innanzitutto che cosa è un coach e che cosa ha di diverso rispetto ad un medico e ad un personal trainer.

 

Lo schema che vedi sotto non è per dare più valore ad uno o ad un latro ruolo, ma per far capire a te che sei PT o cliente o paziente che a seconda di quale risultato vuoi ottenere hai bisogno di una figura piuttosto che un’altra. Ci tengo sottolineare che queste 3 figure sono assolutamente complementari tra loro e possono coesistere nello stesso professionista oppure collaborare tra loro come figure diverse.

 

Da questo schema si vede perfettamente che CHI NON è AMMALATO non avrà bisogno di un medico ma di un qualcuno che lo aiuti a fare chiarezza, creare consapevolezza/educazione, e realizzare una trasformazione.

 

Comunicazione esterna verbale e non verbale

 

Ora cerchiamo di capire che tipo di comunicazione è necessaria per poter arrivare a segno con i propri clienti.

 

Spesso si è orientati ad utilizzare una comunicazione altamente scientifica per “essere chiari” con i propri clienti trascurando il fatto che nel 95% dei casi una comunicazione troppo particolareggiata li porta a non comprendere quello che volgiamo fargli capire, e se non c’è comprensione difficilmente ci sarà collaborazione (che significa materialmente “lavorare insieme”).

 

Lo schema sotto porta in evidenza quello che sono i 3 diversi modi di comunicazione applicati dalle 3 figure professionali prese in considerazione, sapendo che questa sotto è UNA GENERALIZZAZIONE e in alcuni casi si ritrovano professionisti di un settore che comunicano in altre forme; possiamo così riassumere:

 

Anche in questo caso è necessario che tu capisca che NESSUNA di queste classificazioni è meglio dell’altra, ma solo da prendere in considerazione qualora si voglia cambiare il proprio modo di rapportarsi con i propri clienti.

 

Ecco che spesso si cerca di comunicare un qualcosa di complesso usando un linguaggio incomprensibile a chi NON è in grado di comprendere certi meccanismi per mancanza di cultura, e l’incomprensione porta ad un risultato insoddisfacente.

 

 

Comunicazione razionale o emozionale.

 

Concludendo, arriviamo al punto.

 

Se sei ammalato le tue emozioni saranno orientate alla preoccupazione, paura, ansia e quindi non hai bisogno di uno che faccia leva sulla tua felicità ma sulla tua sicurezza ed ecco che la comunicazione del medico è perfetta.

 

Al contrario, se sei sano ma hai bisogno di chiarire IL MOTIVO per cui tu vuoi fare una determinata cosa ecco che non hai bisogno di leve razionali ma emozionali.

 

Mi spiego meglio, se sei un trainer e davanti a te c’è un ragazzo che vuole essere muscoloso non è sul funzionamento della fisiologia finalizzato al raggiungimento dell’ipertrofia che devi orientare la comunicazione, ma sull’emozione di ciò che otterrà seguendo il programma (immagine di sé, invidia degli amici, ammirazione da parte dell’altro sesso).

 

Se davanti a te c’è una signora di 60 anni che ha bisogno di muoversi per combattere il sedentarismo e migliorare il suo stato di salute psicofisico perché ha dolori e piccoli disturbi dati dall’inattività  e dallo stress, non è sul pensiero razionale che dovrai far leva, in quanto quel momento le sue emozioni saranno frustrazione e rassegnazione.

 

Proprio per questo la comunicazione non dovrà essere razionale ma emozionale ed orientata non di certo all’ammirazione degli altri o all’invidia degli amici, ma sul sollievo dell’assenza del dolore e sulla serenità di poter fare quello che si faceva anche prima e meglio di prima.

 

Questa è quello che io chiamo ANCORAGGIO EMOZIONALE (non cercate su google… questo termine l’ho inventato io)  e non ha niente a che fare con le ANCORE della PNL.

 

Insomma.

 

 

Giusto per utilizzare un linguaggio empatico ed emozionale da buon coach che sono:

 

È inutile parlare di processi biochimici ad un ragazzino se volete che segua un profilo alimentare o un allenamento, ma dovete parlargli della “FIGA CHE RIUSCIRA’ A BECCARE” dopo che avrà seguito i vostri processi.

 

È inutile parlare ad una ragazza della salute che otterrà nel seguire i vostri principi scientifici, è più importante far capire ad essa che se seguirà quei principi sarà “UNA GRAN FIGA” e sarà invidiata dalle proprie amiche.

 

È INUTILE dire ad una signora di età avanzata (non scherzate, 50 anni NON è avanzata, io ne ho quasi 49) che “DIVENTERA’ UNA GRAN FIGA” molto meglio far leva sul suo benessere.

 

È inutile dire ad uomo di età avanzata (molto ma molto più di 49 anni) che raggiungerà la salute con il vostro intervento: molto meglio comunicare che stando meglio avrà un bel fisico e con quel fisico “RIUSCIRA’ A BECCARE come una volta.

 

Ovviamente ho scherzato, ma almeno avete capito il concetto e creando un’emozione si sono create nuove consapevolezze.

 

Buon successo a tutti.

 

 

 

IMPORTANTE: Questo articolo è superficiale.

 

Se volete approfondire e padroneggiare questo metodo di lavoro, diventando un coach sia che siate un PT o una figura medica, io faccio un corso di formazione, o meglio un PER-CORSO di TRAS-FORMAZIONE.

Riccardo Grandi

Riccardo Grandi

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