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Personal Trainer e Dieta: cosa può fare con l’alimentazione

In Italia la legge è chiarissima e non lascia dubbi a nessuno! Se vuoi parlare di alimentazione devi essere un biologo nutrizionista regolarmente iscritto all’albo, oppure un dietista o un dietologo.

Se sei un Personal Trainer e ti metti a dare al tuo cliente dieta, consigli alimentari, quantificare macronutrienti, prescrivere integratori e fare divulgazione sul “come devi mangiare” sei abbondantemente fuori legge. E attenzione, questo vale sia che tu lo faccia sui social che in consulenza privata.  

In Italia il personal trainer può fare diete solo se è ANCHE una delle figure mediche o sanitarie sopra descritte.

Che sia giusto o meno o che ci siano nutrizionisti ancora legati a credenze limitanti di 100 anni fa, poco importa… è così! Punto e basta!

Personal Trainer e Alimentazione: cosa si può fare?

Ma oggi, da Personal Trainer voglio parlarti proprio di alimentazione…

SPECIFICO

  1. Che non sono un nutrizionista, dietologo o dietista
  2. Che qualsiasi cosa tu assorba da questo testo non è per insegnarti a fare alimentazioni abusive, né darti consigli professionali
  3. Che non voglio sostituirmi a medici o sanitari di nessun tipo
  4. Che quello che ti passerò sono solo consigli su come agire nel tuo lavoro in caso di criticità nel tuo cliente.

Dopo questa necessaria premessa possiamo entrare nel vivo del discorso.

Se sei un personal trainer, con riferimento all’alimentazione del tuo cliente puoi fare sostanzialmente due cose:

  1. Ignorare la legge italiana che dice che solo nutrizionisti abilitati, dietisti e dietologi possono occuparsi di nutrizione;
  2. Lavartene le mani e non occuparti dell’alimentazione del tuo cliente, proprio perché la legge italiana non te lo permette.

In entrambi i casi staresti sbagliando!

Nel primo caso, perché ignoreresti anni e anni di studi e quindi metteresti a repentaglio la salute delle persone oltre che la tua professione. Vuoi svegliarti una mattina e scoprire che un tuo cliente ha fatto le analisi ed è un disastro grazie al tuo “generoso” intervento alimentare? Siamo d’accordo che ci sono nutrizionisti che fanno casini, ma questo non ti autorizza a fare altrettanto e peggio.

Nel secondo caso perché se non sai come si alimenta il tuo cliente non puoi:

  • Capire se e come allenarlo,
  • Capire se la sua alimentazione ha bisogno di un professionista dedicato
  • Capire se si sta alimentando ed idratando correttamente per l’obiettivo che ha in testa

La tentazione del cliente di affidare la dieta al Personal Trainer

personal trainer dieta
Il Personal Trainer non può elaborare una dieta per il cliente

Non giriamoci troppo intorno e diciamoci la verità; il personal trainer è il primo soggetto che si interfaccia con il cliente per la sua ricomposizione corporea e, soprattutto, lo vede diverse volte a settimana.

Il nutrizionista, nella migliore delle ipotesi, lo visita una volta al mese e spesso non si trova nella palestra del cliente, anzi, il più delle volte il cliente fa parecchi chilometri per un consulto perché è quello “bravo”.

Da una parte, il cliente ha quindi un personal trainer che sembra saperne di nutrizione (perché ha un bel fisico, mangia riso e pollo ed interagisce con lui più volte a settimana) ma non si pone il quesito se sia o meno competente.

Dall’altra parte il cliente ha il nutrizionista, che magari non conosce e che vede una volta ogni tanto, e per una sessione gli chiede (giustamente) 120-150 euro.

Sembra abbastanza ovvio che il cliente in questione sarà tentato dal chiedere al personal trainer di affiancare al piano di allenamento anche la dieta.

Ed è qui che entra in campo la vera professionalità del Personal Trainer, che esula dal “me ne frego della legge e ci penso io” oppure dal “me ne lavo le mani, io mi occupo solo dell’allenamento”, ma imbocca una terza strada.

Personal Trainer, conosci l’alimentazione del tuo cliente?

Conoscere l’alimentazione del nostro cliente ci permette di comprendere a livello profondo tantissime cose, ovviamente, se si fa una analisi approfondita (NON ANAMNESI! È un termine medico!).

Se fai un’intervista molto accurata puoi scoprire:

  1. La quota calorica stimata del tuo cliente e comprendere se è adatta al suo stile di vita ed all’obiettivo che vuole raggiungere.
  2. La stima dei macronutrienti presenti nella sua alimentazione: nella sua quotidianità ci sono carenze o eccessi proteici, lipidici o glucidici, dannosi per la sua salute?
  3. A grandi linee se gli apporti di zuccheri sono eccessivi o se le fibre sono scarse e farti un’idea riguardo ad eventuali disturbi fisici.
  4. Alcune carenze alimentari e associarle a problematiche che ti hanno esposto nell’analisi fisica e dello stile di vita. Ad esempio: colesterolo alto e alimentazione ipercalorica fortemente ricca di dolci e zuccheri. Non dobbiamo fare diagnosi ma capire cosa fare con lui in allenamento e convincerlo a farsi seguire da un nutrizionista, magari di tua fiducia.
  5. Se ci sono fobie nei confronti di alcuni cibi o categorie di alimenti, ad esempio una “carbo fobia”. Una volta un cliente alla domanda “sei intollerante a qualche alimento?” mi ha risposto: “a tutti i carboidrati”.
  6. Se ci sono atteggiamenti insani nei confronti dell’alimentazione, come ad esempio esclusioni di categorie alimentari ingiustificate e non proposte dal medico.
  7. Se c’è una varietà alimentare sana.
  8. La quantità di cibi processati.
  9. La quantità di pasti “sgarro” (che io chiamo più volentieri “pasti a pioggia” ovvero che uno mangia senza controllo); potrebbero essere motivo di disturbi vari o innescare digiuni compensatori successivi.
  10. La presenza più o meno pericolosa di alcool.
  11. E tanto, tanto altro.

Conoscere l’alimentazione del tuo cliente non deve essere finalizzato a proporgli una dieta, ma a rendere completo il tuo lavoro di personal trainer con lui.

Ma tu, che Personal Trainer sei?

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Non il Personal Trainer, ma il nutrizionista, dietologo o dietista può trattare l’alimentazione

A questo punto ti dico che se fai il Personal Trainer che si fa pagare a ore in sala pesi, puoi lavartene le mani e allenare il tuo cliente a seconda di quello che riesce a fare in quel giorno specifico. 

Arriva da te a digiuno da dieci ore e non ha forza? Gli fai fare stretching e poco altro. 

Arriva da te con la digestione in atto perché ha mangiato un panino con il cotechino mezz’ora prima? Lo alleni con il catino di fianco!

Ma se vuoi evolvere la tua professione e fare IL COACH (quello vero, non solo perché ce lo hai scritto sulla maglia), che si fa pagare per le proprie competenze allora queste cose NON PUOI IGNORARLE! 

  • Devi essere un mentore per il tuo cliente e non uno che se ne frega! Il cliente si dovrà fidare di te, e se non vuoi cadere nel calderone della scelta in base al prezzo, perché “un Personal Trainer vale l’altro”, allora è meglio che tu comprenda quanto è importante conoscere le abitudini del tuo cliente.
  • Devi conquistare la sua fiducia con la comunicazione e l’empatia! La fiducia del cliente non viene data a priori, il cliente vuole capire su chi ha riposto la sua fiducia. Non è con i “devi” che lo conquisterai, ma con la comprensione, il supporto, l’aiuto e soprattutto risvegliando la sua capacità di auto aiuto, che si genera dalla consapevolezza.
  • Devi aver costruito un team di professionisti abilitati intorno a te ed essere in grado di collaborare con loro! Spesso i Personal Trainer ai miei corsi dicono che è impossibile trovare un nutrizionista che lavori bene; in genere rispondo con queste domande:
  1. Chi sei tu per dire chi lavora bene e chi no?
  2. Che studi hai fatto per avere idee al riguardo dell’alimentazione?
  3. Hai cercato un nutrizionista che la pensi come te? 
  4. Oppure dici che non esiste perché ti fa comodo così?
  • Devi risolvere i suoi problemi facendogli capire come stanno le cose in maniera gentile e progressiva! Se un cliente ha uno stile di vita sbilanciato, che a te piaccia o meno, lui ha trovato un equilibrio in tutto ciò. Nel cercare di portarlo in quello che tu definisci “giusto” lo stai portando fuori dal suo personale equilibrio, quindi lo stai destabilizzando. Vale la pena fare le cose per gradi.

Solo così puoi dire di avere a cuore la salute e l’obiettivo del tuo cliente e di dargli un servizio VERAMENTE DIFFERENTE da tutti gli altri!

Studio e non infrango la legge

Se sei un Personal Trainer e vuoi fare un’analisi NON finalizzata alla stesura di una dieta, ma orientata a comprendere a fondo il tuo cliente e lavorare in team con il tuo nutrizionista di fiducia, le cose le devi comunque sapere.

Non occorre studiare 3-5 anni, ma avere una base di conoscenze necessarie per capire qualsiasi persona tu abbia davanti e per interagire correttamente con gli altri professionisti.

Non puoi farti un’idea di ciò che devi trattare se rifletti sugli altri solo il tuo vissuto. Se tu hai un fisico invidiabile facendo macro con riso e pollo per una vita, non significa che sei sulla strada giusta e non significa che la cosa sia replicabile a tutti.

Se te ne lavi le mani dello stile alimentare del tuo cliente e quest’ultimo non raggiunge nessun risultato di chi credi che sia la colpa per lui?

E se proprio perché non sai nulla di lui lo alleni in maniera inadatta e addirittura peggiora, di chi credi che sia la colpa? È TUA!

E magari non te ne accorgi neanche, dando la colpa al cliente stesso accusandolo di non essere costante e di non aver voglia di allenarsi, e magari semplicemente non ne ha le forze.

È importante che tu capisca che devi avere le informazioni di base per farti un’idea del cliente che hai davanti, facendo l’analisi giusta per avere una quantità di informazioni ampia e capire cosa farne. 

È essenziale che tu capisca che interagire con un nutrizionista è importantissimo, io stesso nel mio centro di Cologno Monzese ho un dietista con cui collaboro.

Leggi anche: Perché il personal trainer propone diete infrangendo la legge?

Il futuro dei Personal Trainer

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Il post covid ha fatto registrare un +200% del fatturato globale dei Personal Trainer. Questo significa che in Italia tra apertura delle P.IVA e nuovi centri Personal Trainer, si è registrato un +200% della attività di Personal Trainer a discapito dei centri fitness.

Questo è dovuto alla maggiore sensibilità sul tema della salute, al maggior bisogno di privacy da parte dell’utente e maggiore richiesta di competenza professionale.

Come in tutte le cose ci sarà un logico livellamento della situazione: se c’è stato un brusco rialzo dell’attività, ci sarà anche un calo fisiologico successivo.

Alla fine, rimarranno solo quelli in gamba e quelli che si sono creati una forte identità.

Ma tu sei un Personal Trainer che si differenzia dagli altri oppure sei uno di quelli “multidisciplinari” che sanno fare un po’ di tutto ma che non si capisce bene in cosa eccellono?

Sì, perché l’identità e la differenziazione in un mercato in forte espansione è molto importante se non vuoi ritrovarti a svendere la tua competenza appena il mercato sarà saturo.

Ma questa cosa della differenziazione professionale te la spiego nel prossimo articolo.

A proposito, tutto quello che hai letto in questo articolo è tema del mio corso professionalizzante di Excellent Coach, sicuramente il corso più completo ed efficace da un punto di vista professionale di SBB.

Ti invito a consultare la pagina!

A presto

Riccardo Grandi
Head Coach SBB

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