RESPONSABILITA’ DEL PERSONAL TRAINER

RESPONSABILITA’ DEL PERSONAL TRAINER

Se sei un personal trainer hai delle responsabilità

È sempre molto difficile dire ad un operatore del nostro settore “stai sbagliando”, perché sostanzialmente quando si parla di problemi legati alla inconsapevolezza di quello che si fa con i clienti, tutti pensano che non sia campo proprio, ma solo del collega vicino che ci sta anche un pochino sulle scatole.

 

Ma di cosa sto parlando?

Di una serie di problemi enormi che si verificano in ogni sala pesi d’Italia e che sono talmente grandi che nessuno riesce a vedere.

 

Come? Sono grossi e non riesco a vederli?

Si, è come avere un dito talmente vicino agli occhi da non riuscire a vederlo nitidamente e distintamente, e nel caso questo dito si appoggi proprio al nostro naso diventa quasi invisibile, ed è per questo che dico che spesso abbiamo davanti a noi dei problemi talmente grandi da non riuscire a vederli, ed identificarli come la normalità è un gioco da ragazzi.

 

In ogni palestra c’è un personal trainer che dispensa consigli alimentari o addirittura delle alimentazioni ma senza poterlo fare.

 

Tuttavia si ignorano le leggi e ci si difende dietro al fatto che il nutrizionista non capisce che 100 gr di pasta non sono lo stesso di 100 gr di pane come macronutrienti, ed ecco che allora si trovano ragazzi inconsapevoli che danno riso e pollo a tutti, ragazzini, signore, nonni e mamme gravide.

 

Purtroppo ho visto negli anni che l’ignoranza riguardo al mondo alimentare è praticamente quasi totale.

 

Storica che rimbomba nella mia mente da decenni è la ragazzina di 45 kg che davanti al personal trainer dice che vuole dimagrire, ed il personal trainer senza neanche alzare la testa risponde perentoriamente “devi togliere i carboidrati”, e questa dopo 2 mesi è in anoressia.

 

Ora… è meglio che chi lavora in una palestra sia addestrato a capire che cosa gira nelle nostre sale pesi.

 

La verità (e lo ribadisco sempre ai corsi di personal Food Coach) è che la palestra è un ricettacolo di disagio che si sfoga nella alimentazione e nell’eccesso di attività fisica.

 

Lo sapevate che la bulimia non è solo la pratica di abbuffarsi e vomitare?

 

Lo sapevate che anche l’eccesso di attività fisica è una forma di bulimia?

 

Ed ora domandatevi se nelle vostre sale attrezzi non ci sono ragazze che dopo 1 ora di glutei e gambe e 1 ora di tapis roulant non dicono “vado a fare una lezione di spinning” (o zumba).

 

Lo sapevate che questi disagi alimentari non sono malattie che funzionano con un ON/OFF ma ci sono migliaia di sfaccettature borderline?

 

Chi conosce che cos’è l’anoressia riversa o Vigoressia?

 

Ovvero l’eccessiva fissazione alla massa muscolare mai sufficiente che porta la persona a vivere male la propria fisicità al punto di arrivare a doparsi? Lo sapevate che l’anoressia riversa si manifesta anche in soggetti assolutamente natural?

 

Non ci sono storie che tengano, il personal trainer ha una responsabilità enorme, ed è quella di dare un buono o cattivo esempio alle persone che segue, dei buoni o cattivi suggerimenti, delle buone o cattive abitudini ai propri clienti.

 

Il Food Coach (o personal trainer) ha il compito ben preciso di riconoscere questi casi limite, non di certo per emettere diagnosi, prognosi e cure, ma per comprendere, sensibilizzare e responsabilizzare il proprio cliente.

 

Purtroppo il fitness sta andando sempre di più in una direzione di calcoli matematici, classificazioni e depersonalizzazioni mascherate da alta specializzazione.

 

La verità è che andando in questa direzione si sta cercando per l’ennesima volta di classificare le persone e trascurare ogni parte della loro emotività nascondendo un fallimento dietro ad un “non ha voglia di fare nulla”, quando la voglia prima c’era e poi è stata smorzata da un foglio di excel, una abbuffata nascosta ed un digiuno compensatore circondato da silenzi e frustrazione.

 

Quali problemi bisogna essere in grado di riconoscere per poter evitare di fare inconsapevolmente del male ai nostri clienti?

  • Insulino resistenza da eccesso glucidico

  • Insulino resistenza da eccesso proteico (il concetto di denutrizione proteica stando in iperproteica)

  • Carbo fobia

  • Atteggiamenti anoressici

  • Atteggiamenti bulimici

  • Atteggiamenti anoressico/bulimici

  • Atteggiamenti vigoressici

  • Atteggiamenti ortoressici

  • Ossessività e compulsività alimentare

  • Elevati livelli di stress

  • Atteggiamenti compensatori

  • Paure irrazionali

  • Eccesso di attività fisica

  • Esaurimento neurale simpatico

  • Compensazione parasimpatica

 

 

Perché è importante saperli riconoscere?

  • Per tutelare il cliente

  • Per tutelare se stessi

  • Per creare un rapporto di fiducia

  • Per creare uno stato di educazione efficace

  • Per consapevolizzare il cliente a livello alimentare e motorio

  • Per aumentare la possibilità di risultati positivi

  • Per essere riconosciuti come persone autorevoli

  • Per poter parlare la stessa lingua dei propri clienti

  • Per poter creare un rapport profondo ed efficiente

  • Per distinguersi dalla concorrenza di PT incompetenti nella materia

  • Per collaborare con le figure mediche

 

Quando all’inizio ho iniziato a fare il Food Coach (professione letteralmente inventata da me) mi accorgevo di arrivare a comprendere una moltitudine di problematiche semplicemente ad “intuito”, e questo intuito mi ha portato brevemente ad avere risultati notevolissimi con le persone che seguivo.

 

Poi un giorno mi sono domandato come facevo ad avere queste intuizioni, e semplicemente mi accorsi che le domande che facevo ai miei clienti erano altamente specifiche ed arrivavano molto in profondità smascherando alcune delle aree più inedite del cliente.

 

A questo punto mi chiesi come poter far avere le stesse intuizioni ad altre persone.

 

Nel mettere su carta tutte le domande che io facevo di solito ai clienti, dopo la dovuta formazione tecnica, mi accorsi che le stesse intuizioni potevano arrivare a chiunque in maniera più o meno approfondita, carpendo le informazioni più approfondite anche con l’intreccio di più domande tra loro, mettendo in risalto un atteggiamento piuttosto che un altro a seconda di cosa e come la persona rispondeva.

 

A questo punto il gioco era fatto.

 

Si crea cultura al riguardo, si addestra a carpire informazioni e si preparano protocolli elastici per dare soluzioni personalizzabili. In poche parole si insegna ai personal trainer a riflettere e non a fare calcoli.

 

Ecco che nasce il programma basato sul principio del:

 

IMPARARE AD APPRENDERE COME INSEGNARE.

 

D’altronde un buon coach prepara dei buoni profili educativi, un ottimo coach costruisce dei profili educativi innovativi, ma un grande coach cambia la vita alle persone!

 

 

Sii quello che non mai osato essere.

Differenziati.

Trasforma il tuo modo di lavorare e di essere.

Riccardo Grandi

Riccardo Grandi

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