SPONDILOLISTESI: sintomi, esercizi da fare in palestra e quelli da evitare

Ciao Sbber, oggi voglio parlarti di spondilolistesi, una patologia con cui devono convivere molte più persone di quello che si potrebbe pensare. 

Come sempre c’è ancora chi non vede di buon occhio l’accoppiata spondilolistesi e palestra ed in particolare la sala pesi.

Ma davvero è così? O forse impostando un programma adeguato alla situazione si può continuare ad allenarsi in palestra e continuare a seguire la propria passione? 

Ovviamente la risposta è già scritta tra le righe, vediamo il perché!

Spondilolistesi: che cos’è ?

La spondilolistesi è una patologia caratterizzata dallo scivolamento di una vertebra su quella sottostante. 

SPondilolistesi sintomi palestra esercizi

Diversa quindi dalla spondilolisi, termine con cui si indica la frattura di una parte della vertebra chiamata istmo. 

Prima di addentrarci nel succo del discorso, per comprendere meglio quello di cui andremo a parlare, diamo brevemente alcuni cenni di anatomia della colonna vertebrale. 

Come la spondilolistesi si manifesta a livello anatomico

Cenni di anatomia: La Colonna Vertebrale

La colonna vertebrale è la struttura portante dell’intero corpo, incaricata di sorreggerlo e di contrastare la forza di gravità.

È formata da 33 o 34 vertebre (a seconda che tutte le vertebre coccigee siano o meno fuse tra loro), suddivise in 5 aree così come segue:

  • 7 vertebre nella zona cervicale
  • 12 vertebre nella zona dorsale/toracica
  • 5 vertebre nella zona lombare 
  • 5 vertebre nella zona sacrale
  • 4 o 5 vertebre nella zona del coccige, collocate subito sotto quelle sacrali.
Anatomia della colonna vertebrale

Osservando la colonna vertebrale di fronte risulta diritta, ma guardandola di profilo si possono notare due tipi di curvature:

1) Cifosi: è una curvatura fisiologica della colonna vertebrale con convessità posteriore. Si parla di curve cifotiche per quanto riguarda la zona toracica e coccigea della colonna.

2) Lordosi: è una curvatura fisiologica della colonna vertebrale a convessità anteriore. Si parla di curve lordotiche per quanto riguarda la zona cervicale e lombare della colonna.

Queste curve hanno lo scopo di creare allo stesso tempo solidità e flessibilità e di contrastare al meglio la forza di gravità cui è costantemente sottoposta. Se la colonna vertebrale fosse dritta sarebbe molto meno elastica e sopporterebbe di gran lunga peggio i vari stressor a cui è soggetta.

Parliamo ora dell’unità fondamentale della colonna, la VERTEBRA:

Ogni vertebra è formata anteriormente da un corpo vertebrale e posteriormente da archi neurali che delimitano una cavità, il forame intervertebrale, attraverso cui passa il midollo spinale. I due archi neurali si uniscono posteriormente a formare il processo spinoso. Da ogni arco neurale sporge invece lateralmente un processo trasverso. Ogni arco neurale si divide in più parti: quella compresa tra il processo spinoso e il processo trasverso è la lamina, mentre quella tra il processo trasverso e il corpo vertebrale è il peduncolo. Al punto di incontro di lamina e peduncolo si trovano le faccette articolari, le due parti superiori di una vertebra formano un’articolazione con le due inferiori della vertebra successiva”

Fonte: sito dell’Humanitas

Spondilolistesi: le cause, i sintomi e gli esami diagnostici

Cause della spondilolistesi

Le cause possono essere molteplici, ma tra le più comuni riscontriamo: 

  • Genetica: in seguito ad alterazioni cartilaginee o a disturbi ossei, infezioni o neoplasie 
  • Precedente spondilolisi (spesso in seguito a traumi o micro-traumi ripetuti) 
  • Degenerazione delle faccette articolari o del disco intervertebrale

Sintomi della spondilolistesi

La sintomatologia invece può essere variabile; tra i sintomi della spondilolistesi si riscontrano maggiormente:

  • Dolore meccanico, che compare in seguito a posture mantenute a lungo (soprattutto in piedi) o a sforzi fisici (soprattutto a carico della schiena e in diversi movimenti) 
  • Rigidità articolare e riduzione della mobilità
  • Presenza di un “gradino” sulla schiena visibile e palpabile 
  • Fastidi radicolari
  • Dolore al coccige
  • Mal di Schiena
  • Parestesia
  • Rigidità dei muscoli del dorso e del collo
  • Sciatalgia
  • Stenosi vertebrale

Classificazioni della spondilolistesi

Possiamo distinguere 3 tipologie di listesi vertebrale sulla base della direzione dello scivolamento: 

  • Anterolistesi: quando la vertebra scivola in avanti 
  • Retrolistesi: quando scivola in dietro 
  • Laterolistesi: quando scivola lateralmente (decisamente più rara) 

Un’altra classificazione la si può trovare sulla base del grado di scivolamento della vertebra (classificazione di Meyerding, la più utilizzata): 

  • 1° grado quando lo scivolamento della vertebra è <25%
  • 2° grado con scivolamento tra il 25 e il 50%
  • 3° grado quando lo scivolamento è compreso tra il 50 e il 75%
  • 4° grado – lo scivolamento della vertebra è oltre il 75% che può arrivare anche al 100%. In questo caso si verifica la spondiloptosi ossia la lussazione completa di una vertebra sull’altra.

Come scoprire di averla: gli esami per rilevare la listesi vertebrale

L’esame gold standard per confermare la diagnosi è sicuramente la radiografia, utile anche per eliminare le “Red Flags” (patologie specifiche di ambito medico, in questo caso neoplasie, fratture vertebrali e stenosi lombare).

Incidenza e statistiche

Da alcune stime risulta che circa il 6-10% della popolazione potrebbe soffrirne, fino ad un 15-20% di chi pratica sport. 

La spondilolistesi si verifica maggiormente negli atleti che praticano sport in cui si inarca frequentemente ed energicamente la schiena, in alcuni casi fino quasi al suo limite fisiologico:

  • Tuffi 45%
  • Sollevamento pesi 25-30%
  • Lotta 30%
  • Danza 15% 
  • Ginnastica 11%

E le zone più colpite sono L5-S1 ed L4-L5 (un grande classico). 

Treattamento della spondilolistesi

Sottolineiamo una cosa importante: nella maggior parte dei casi la spondilolistesi resta silente e asintomatica e può essere scoperta a causa di esami condotti nella stessa zona per altri motivi. 

Qualora siano presenti sintomi, il riposo momentaneo dalle attività, in certi casi può alleviare la sintomatologia. 

Il trattamento iniziale deve necessariamente essere conservativo: In particolare la terapia manuale, educazione del paziente ed esercizio terapeutico. Ricordiamo tuttavia che l’unico effetto provato della terapia manuale è quello di modulare il dolore e quindi può risultare molto utile nella fase iniziale del trattamento della spondilolistesi in caso di dolore invalidante.



Quando può essere necessario l’intervento
chirurgico in caso di spondilolistesi

Si può pensare di passare all’opzione chirurgica (stabilizzazione tramite artrodesi) quando: 

  • Il trattamento conservativo fallisce dopo diversi mesi 
  • Dolore davvero eccessivamente invalidante 
  • Alto grado di scivolamento vertebrale 
  • Deficit neurologico grave.

Spondilolistesi e palestra: è possibile? 

La risposta è: assolutamente Sì! 

La letteratura è ancora discordante su cosa fare o non fare, ma di questo parleremo dopo. 

C’è un concetto su cui però bisogna essere tutti assolutamente d’accordo: diverse persone soffrono di questa patologia, ma buona parte in maniera totalmente asintomatica. 

Giustamente potresti chiederti perché alcune persone hanno dolore ed altre no di fronte allo stesso quadro clinico, comprovato da esami strumentali e diagnosi medica.  

La spiegazione risiede nel fatto che il dolore non è un fattore esclusivamente meccanico o strutturale (come spiego in questo articolo o nel corso “Dolore & Allenamento”) per cui non solo è assolutamente possibile, ma oserei dire normale. 

Spondilolistesi male schiena
Il dolore è assolutamente soggettivo

Gli esercizi di rinforzo per la schiena sono fondamentali

Di base in presenza di spondilolistesi il rinforzo è FONDAMENTALE per ottimizzare la funzionalità delle nostre strutture. 

Smettere di esporle al carico significherebbe indebolirle progressivamente, il che porterebbe ad un peggioramento della sintomatologia ogni qualvolta ci ritrovassimo a dover fare uno sforzo. 

La differenza la fa il giusto approccio. Non posso pretendere che arrivi da me una persona con dolore alla schiena causato da spondilolistesi e buttarla sotto uno squat o a fare stacchi “perché il rinforzo fa bene”. 

Occorre infatti un’attenta analisi e valutazione del cliente/paziente affetto da spondilolistesi. Invito a porsi le seguenti domande:  

  • Chi ho di fronte? La sig.ra Maria o un atleta?
  • Di che grado è la listesi? Che movimenti/ attività scatenano i sintomi?
  • Come vive il fatto di avere questa patologia?
  • E il fatto di provare dolore? 
  • Catastrofizza il tutto o ha un atteggiamento positivo sulla buona riuscita? 
  • Come vive il fatto di dover fare esercizio? Ha paura? 

Queste sono solo alcune delle domande da farsi prima di iniziare a creare un percorso. 

Ti interesserà sapere che, comunque, ci sono decine di atleti (weightlifter, powerlifter etc) che soffrono di questa patologia e si allenano, anche pesantemente, nonostante tutto.  

Che esercizi fare e quali evitare in palestra (sala pesi)

esercizi palestra per spondilolistesi
Rematore manubrio per rinforzare la schiena (gradualmente!)

Come anticipato precedentemente, su che cosa fare in palestra in caso di spondilolistesi, la letteratura medica non sa darci risposte specifiche ed è piuttosto discordante. 

Si vola infatti dal più classico dei “smettere di sollevare pesi” al “se non fai stacco pesante non rinforzi la schiena”. 

E come sempre la verità la troviamo nel mezzo

Non ci sono esercizi che sono vietati in assoluto, nemmeno sulla base del grado di scivolamento, ma dobbiamo partire da un concetto: stiamo riabilitando la persona, non la patologia. 

Cosa significa? Che, come scritto sopra, ci sono persone che avranno un dolore davvero invalidante, alcune con complicazioni anche severe; altre addirittura asintomatiche, alcune vivranno la situazione in maniera pro-attiva, altre invece si butteranno giù. 

Potremmo mai pensare di dover lavorare allo stesso modo con quadri clinici così differenti? 

Come allenare un soggetto affetto da spondilolistesi

Spondilolistesi e palestra
Come allenare un soggetto affetto da spondilolistesi

Quindi la prima cosa da mettersi in testa è che dobbiamo adattare il tutto alla persona che ci troviamo di fronte. 

Se pensi che senza squat, panca e stacco, la persona non possa ottenere miglioramenti a livello estetico o a livello prestativo, ecco, potresti avere difficoltà. Idem se ritieni che, a prescindere, con questa problematica non si possano fare. 

Ci saranno persone che dovranno riprendere determinati movimenti molto, molto gradualmente e sarebbe cosa buona e giusta che, nel frattempo, sfruttassero i macchinari o delle varianti (front squat o stacco sumo, ad esempio, ma anche affondi o leg extension) per potersi allenare. 

Ci saranno persone che addirittura potrebbero non riuscire più ad eseguire determinati esercizi perché, con certi carichi, volumi o frequenza il dolore si riacutizza. 

Punti cardine per gestire la spondilolistesi negli esercizi in palestra

Però, a prescindere da chi ti troverai davanti, ci sono comunque alcuni punti cardine da prendere sempre in considerazione: 

  • Sovraccarica progressivamente: ricorda, questo è il motivo principale degli infortuni in sala pesi. Non la postura, non la scorretta esecuzione, ma questo. 
  • Poni attenzione a mobilità e stabilità articolare
  • Rinforza il core  
  • Ricerca esercizi adattati alla persona (alle sue leve, all’esecuzione con cui si sente meglio, ai suoi obiettivi)
  • Non forzare la persona: se noti che ha paura (magari davanti ad uno stacco perché le hanno detto che fa male) non metterle pressione, approccia gradualmente 
  • Cura lo stile di vita: uno stile di vita sedentario peggiorerà solo le cose 

Consigli per i personal trainer in caso di cliente con di spondilolistesi

Prima di concludere, vorrei darti qualche consiglio su come, da trainer, potresti gestire al meglio questa condizione: 

  1. COLLABORAZIONE: fatti affiancare da un buon fisioterapista (non uno che ti dice che la vertebra te la rimette a posto manipolando, per intenderci) e da un buon ortopedico (non uno che ti dica di fare nuoto per ogni cosa, per intenderci). Cercare, con loro, di creare un percorso adeguato per il tuo cliente.
  2. STOP KINESIOPHOBIA: “paura del movimento”, così si definisce la kinesiophobia. Mi raccomando non iniziare a ricordare al tuo cliente solo le cose che non può fare, aiutalo invece a concentrarsi su ciò che può fare e sugli obiettivi che avete in comune per tornare a stare meglio.
  3. COMUNICAZIONE: collegata strettamente al punto sopra. È fondamentale non utilizzare un linguaggio che faccia passare la persona come “malata” o “fragile”. Piuttosto comunicale, con linguaggio semplice e comprensibile, tutti i benefici che può ottenere mantenendosi attiva e rinforzando in maniera adeguata le sue strutture.

Per concludere, spero che questo articolo possa esserti utile nel caso ti capitasse un cliente affetto da questa patologia, ma nel caso tu abbia già avuto esperienze a riguardo fammi sapere nei commenti come hai agito e parliamone!

Un abbraccio, 

Filippo Falchetti 
Teach Top Coach Sbb

Condividi l'articolo se ti è piaciuto, cliccando
sui bottoni qui sotto

Facebook
WhatsApp
Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Bisogno di più info?