APPASSIONATO VS ATLETA

In palestra si sentono spesso frasi del tipo “voglio diventare come te”, “voglio essere come quell’atleta tizio”, “tra un anno voglio essere così” ma in pochi si chiedono COME fare per ottenere un certo livello, o COSA fare per aspirare ad un certo risultato.

Notano solo la punta dell’iceberg di un lungo percorso fatto di allenamenti, diete, rinunce, costanza e precisione.

Si soffermano sul risultato finale senza considerare il cammino che ci è voluto per arrivare fin lì.

Queste persone sono sicuramente degli appassionati con aspirazioni più o meno ambiziose di miglioramento.

Ma quali sono i giusti passaggi che devono affrontare se desiderano ottenere risultati sopra la media ed essere definiti veri atleti?

Andiamo a considerarli uno per uno.

DETERMINAZIONE

Questo lo considero come un “punto 0”, una condizione necessaria ma non sufficiente, un aspetto che o ce l’hai dentro di te o non fa per te.

La determinazione è una volontà risoluta di ottenere un qualcosa. L’appassionato che vuole diventare atleta deve avere questa caratteristica perché sarà proprio essa a permettere di avanzare nel percorso di miglioramento, nonostante le difficoltà e gli ostacoli che sembrano, lì per lì, insormontabili.

Chi è capace di elevare al massimo grado questo lato del proprio carattere, sarà sempre portato ad raggiungere nuovi obiettivi perché possiede una forte volontà nell’ottenerli.

ESSERE DISPOSTI A RINUNCE

Chi vuole intraprendere una vita da atleta deve sapere a priori che in parecchie situazioni sarà costretto a scegliere.

Per alzare l’asticella dei risultati ottenuti fino al quel momento, da appassionato, è necessario un cambio di rotta, cominciare a fare le cose in maniera più precisa, magari iniziare a seguire un piano alimentare se prima non si faceva e si cercava solo di “stare attenti” o “mangiare sano”, rinunciare a cene fuori in particolari momenti del percorso, rinunciare a fare tardi la sera per poter godere di un riposo notturno ristoratore, rinunciare a frequenti vacanze o gite fuori porta che interromperebbero la routine quotidiana e le sessioni di allenamento.

Questi sono solo alcuni esempi di quello a cui si dovrà rinunciare nella vita quotidiana, quindi chiunque abbia il desiderio di essere e comportarsi da atleta deve prendere in considerazione molto attentamente questo aspetto, che, però, non deve essere visto solo come una cosa negativa e limitante. Infatti penso che avere la possibilità di scegliere sia qualcosa che ci faccia sempre crescere e maturare e, come dico sempre, solo quando siamo posti di fronte ad una scelta possiamo capire veramente a cosa teniamo o a cosa siamo disposti a rinunciare.

ACCRESCERE LE PROPRIE CONOSCENZE TECNICHE

Chi vuole fare il salto di qualità non può rimanere ancorato a quelle (poche e spesso errate) conoscenze che ha. Spesso molti appassionati sono fortemente legati a dogmi e leggende tramandate in palestra da amici di amici le quali impediscono il un aumento dei risultati. Per questo è necessario informarsi , in maniera critica, per avere un bagaglio tecnico più ampio e dettagliato.

Ciò lo si può fare in diversi modi:

  • Studiare da autodidatta (internet, libri, esperienza, prove). Sicuramente è un percorso affascinante ma richiede molti anni di applicazione, errori e tentativi, molto tempo da dedicare allo studio e alla ricerca. È un investimento di tempo ed energie molto gravoso se già si fanno altre attività;
  • Iscriversi a corsi e scuole di formazione avanzata (non quelle del corso di fitness base di un weekend) che diano i giusti spunti e nozioni scientifiche per capire cosa serve e cosa no. È un percorso motivante per chi, oltre ad essere uno sportivo, ha anche la attitudine allo studio.
  • Farsi seguire da un coach (che rispecchi i propri ideali e modus operandi). È la soluzione più comoda e veloce per ottenere risultati, affidandosi a chi ha già studiato, ha già fatto esperienze, prove ed errori e sa, in maniera più precisa e diretta, proporre le giuste soluzioni alle problematiche dell’atleta.

ESSERE PREDISPOSTI ALLA FATICA

Spesso mi imbatto in persone pigre, o quantomeno che evitano quanto più possibile di faticare, che aspirano a diventare come un grande atleta o ottenere chissà quali prestazioni.

Se non c’è una base di duro lavoro non si migliora!!!

In allenamento mi accorgo subito chi sta lì col freno a mano tirato, fa il compitino, ma non si spinge oltre e chi invece quasi non aspetta altro che iniziare ad allenarsi, per sudare, ansimare e mettere a nudo i propri limiti.

L’atleta deve avere questa predisposizione, deve quasi godere della fatica in allenamento, perché è l’unico modo per rimanere concentrati su quello che si sta facendo piuttosto che farsi distrarre dalla frase “non ce la faccio”.

“Non scappare dalla fatica, RICERCALA!” cit. mia.

Questa è una frase che, scherzosamente ma neanche troppo, uso dire in allenamento ai miei atleti. Devo dire che come immagine funziona!

NON ACCONTENTARSI MAI

Una delle caratteristiche peculiari di un atleta è l’irrefrenabile desiderio di volere sempre di più, di aspirare a obiettivi sempre più difficili, senza un attimo di tregua. Quante volte mi è capitato di interfacciami con i miei atleti che, appena raggiunto un risultato a volte anche eclatante e inaspettato, un attimo dopo stiano già pensando che non sia abbastanza e tendono col pensiero a voler ottenere ancora qualcosa di più importante.

Questa mentalità è un inesauribile serbatoio di benzina che permette a chi la ha di non fermarsi mai, di non adagiarsi mai su un risultato ottenuto e voler sempre superare i propri limiti.

Bisogna anche prestare attenzione a questa caratteristica e non nutrirla troppo, perché altrimenti si rischia di passare una vita agonistica insoddisfacente, come se ogni risultato ottenuto non sia abbastanza. Invece bisogna essere in grado di attingere energie positive da tutti i piccoli traguardi, essendo contenti e soddisfatti dell’impegno profuso e non frustrati.

Mi ci rivedo molto in questo approccio, infatti il mio motto preferito è “FIERO SEMPRE, APPAGATO MAI” che racchiude in poche parole come io interpreto la vita da atleta.

MENTALITA’ “PRO-POSITIVA”

Un appassionato quando non riesce in qualcosa si gira dall’altra parte, non si allena per due giorni, pensa ad altro e poi torna come se niente fosse successo.

Un appassionato quando non raggiunge un obiettivo dice “non fa niente, tanto non mi interessa” illudendosi così di dare poca importanza all’accaduto ma non fa altro che aumentare la propria insicurezza e sensazione di inadeguatezza entrando così in un circolo vizioso che non gli permetterà di ottenere risultati.

Per essere atleti occorre avere la giusta mentalità, pronta all’imprevisto, aperta al fuori programma, flessibile ai cambiamenti.

Quando un atleta non riesce a fare qualcosa si chiede “cosa ho sbagliato” e ripercorre il suo percorso per valutarne la bontà, errori e modifiche da apportare.

Di fronte ad un problema non si gira dall’altra parte ma lo affronta con una mentalità positiva in primis, cioè senza sconfortarsi, con l’atteggiamento di chi sa che un intoppo nel percorso non è la fine del mondo e c’è sempre una altra strada, e con una mentalità propositiva in secundis, cioè tesa alla ricerca di una soluzione al problema, senza farsi travolgere dall’evento negativo, ma affrontandolo come un ulteriore ostacolo da superare chiedendosi “come posso fare?” e non “oddio perché mi è capitato”.

Sono piccole sfumature di pensiero e di comportamento che però fanno la differenza in un lungo percorso agonistico che mira al raggiungimento di risultati mai ottenuti prima, con la necessità quindi di dare fondo a tutte le proprie risorse, comprese quelle da mettere in campo all’arrivo di un imprevisto (che ci saranno).

CONCLUSIONI

Ho cercato di racchiudere le caratteristiche più importanti che un appassionato deve avere per poter aspirare a diventare un atleta.

Ma di sfaccettature caratteriali e di approccio mentale e pratico ce ne sono infinite e dipendono soprattutto dall’indole della persona, dal suo passato e dalle sue esperienze e peculiarità.

Ognuno deve essere in grado di identificare le proprie, scoprire i propri punti forti e rinforzare quelli deboli. Comprendo che non sia un compito facile, di immediata soluzione, ma spesso parlando con chi vive le stesse dinamiche ed è già stato in grado di risolvere, può aprire le porte ad una più profonda conoscenza di sé, ottenendo così la possibilità di una crescita costante e completa, a livello fisico e mentale.

Fabrizio Carotenuto

TOP COACH SBB

PREPARATORE NATURAL BODYBUILDING SBB

PERSONAL FOOD COACH SBB

PERSONAL TRAINER

www.fabriziocarotenuto.com

trainer@fabriziocarotenuto.com

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