Postural BodyBuilding

POSTURAL BODY BUILDING: iniziamo a parlare di questo campo inesplorato. L’analisi: i 5 punti a cui devo tenere presente in un analisi iniziale dell’atleta.

Buongiorno SBBer,
oggi cominciamo a parlare di postural body building.

Per postura intendiamo “la disposizione delle parti del corpo. Una buona postura è quello stato di equilibrio muscolare e scheletrico che protegge le strutture portanti del corpo da una lesione o una deformazione progressiva malgrado la posizione (eretta, distesa, accovacciata, china) in cui le strutture lavorano ed oppongono resistenza.

In queste condizioni i muscoli lavoreranno in modo efficace e gli organi toracici e addominali si trovano in posizione ottimale.

La postura è cattiva quando si ha una relazione scorretta delle varie parti del corpo che produce un aumento della tensione delle strutture portanti e rende l’equilibrio della base di appoggio meno efficiente”.

Da questa esaustiva definizione capiamo l’importanza di uno sportivo, e in particolare di un body builder, di essere in equilibrio e non avere delle tensioni che possono creare delle asimmetrie durante l’allenamento. 

I tre attori principali (secondo me) nella postura sono:

  • Tessuto connettivo
  • Tessuto osseo
  • Tessuto muscolare

Ognuno di questi svolge un ruolo essenziale nel determinare l’assetto posturale di ognuno di noi.

Ma cosa c’entra tutto questo con la postura? Vediamo perché: 

Il tessuto connettivo è quella sostanza secreta da alcune cellule, che ci impedisce di essere delle pozzanghere di acqua, ed è in pratica, quella componente che collega ogni cellula fisicamente e che quindi “connette” (da qui il nome). Ha delle proprietà incredibili infatti esso è uno dei costituenti dell’osso, delle cartilagini, dei legamenti, del grasso e del sangue

Il tessuto connettivo oltre ad essere un connettore è anche un tessuto economico, in quanto richiede un basso consumo di energia per essere mantenuto ed inoltre è molto resistenze alle forze tensili, il corpo quindi lo utilizza per stabilizzare una struttura che sta lavorando più del dovuto. 

Il tessuto osseo è composto da collagene (che fa parte del tessuto connettivo) e da minerali. Il collagene come detto prima da resistenza alle forze tensili (o di taglio) e la parte minerale a quelle di comprensione. Al contrario di quello che si pensa questo tessuto non è fisso anzi è molto dinamico e può essere rimodellato nel corso della nostra vita.

Il tessuto muscolare è formato da un’unità funzionale chiamata sarcomero ed ha unicamente la capacità di contrarsi e rilasciarsi. Come sappiamo il corpo può rispondere ad alcuni stress imposti al muscolo aumentando i sarcomeri o in serie o in parallelo, come si vede in figura.

Adesso che abbiamo queste premesse possiamo ragionare su come questi tre tessuti modificano la postura e come valutarla durante un’analisi posturale.

Immaginiamo che una persona sviluppi, per qualsiasi ragione, una comune “incurvatura” del tratto dorsale: la testa va in avanti, il torace cade, la schiena si arrotonda (come in figura).

La testa rappresenta approssimativamente un settimo del peso del corpo ed è, in questo caso, trattenuta da alcuni muscoli della schiena dal cadere ulteriormente in avanti.

Nel caso in figurai muscoli devono rimanere in contrazione statica/eccentrica per ogni singola ora del giorno. 

I muscoli sono stati creati, come detto prima, per contrarsi e rilassarsi in successione, ma questi in particolare si trovano sotto una sollecitazione costante che li rende meno efficienti.

I muscoli proveranno a ritornare alla loro lunghezza normale prima di rinunciare e aggiungere alcuni sarcomeri per rendere meno faticoso questo lavoro.

Di seguito il corpo leggerà questa tensione come poco sopportabile e darà segnale alle cellule preposte di secernere tessuto connettivo per stabilizzare a “costo zero”.

Risultato?Il muscolo viene “ricoperto” di tessuto connettivo che fa entrare meno nutrienti all’interno della cellula e inoltre si riduce la funzionalità muscolare e la connessione con il sistema senso-motorio.

Inoltre se questa cosa perdura nel tempo si può anche avere, seppur in minima parte, un alterazione a livello del tessuto osseo come si vede in figura.

Ecco perché io considero questi tessuti interconnessi tra loro fondamentali per la postura.

Quindi quando valuto un atleta tengo presente in primis:

1) Capire la storia dell’atleta, tutta la storia. Quando si presenta da noi un nuovo atleta di solito si fanno delle domande sullo stato di salute, sull’attività svolta in precedenza, sulla scorsa preparazione ecc ecc.

Oltre a queste domande comuni chiedo anche se in passato ha avuto traumi, cadute, situazioni personali stressanti che in qualche modo abbiano portato ad una situazione come quella descritta in precedenza in cui un muscolo si “blocca” in una posizione di accorciamento.

Questa fase è fondamentale e non sempre all’atleta verrà in mente tutto ma magari in seguito si ricorderà di qualcosa a cui non aveva pensato.

È importantissimo cercare di capire da queste prime domande se ci sono delle “prove” che in seguito possono avere rilevanza per comprendere le alterazioni posturali del soggetto. Ad esempio se in infanzia ho fatto equitazione potrebbe essere che in seguito, ad esempio, possa sviluppare delle ginocchia valghe. 

A volte i traumi possono portare a dei compensi posturali molto distanti rispetto allo stesso.

2) Saper collegare i puntini. Di solito dopo il colloquio iniziale faccio spogliare l’atleta per l’analisi posturale e parto analizzando il soggetto sul piano frontale e sagittale.

In questa analisi si noteranno delle alterazioni posturale più o meno evidenti. La bravura non sta tanto nel trovare quello che non va, ma cercare di collegare le informazioni che abbiamo raccolto prima con quello che vediamo adesso.

Ad esempio se nel soggetto notiamo un iperlordosi lombare, e in precedenza ci ha detto che ha avuto una brutta distorsione alla caviglia e adesso il suo piede è “crollato” all’interno, dobbiamo sapere che questi due eventi possono essere collegati, e che la soluzione non è SEMPRE allungare gli erettori lombari e lavorare in accorciamento gli addominali.

Il punto numero uno è FONDAMENTALE per poter unire tutti gli indizi e trovare il colpevole.

3) Controllare la respirazione. Vedere come respira il nostro atleta ci dirà molto di lui. Ma che muscolo osservare durante la respirazione? Di certo il muscolo (per me) più importante durante la respirazione è il diaframma.

Infatti un diaframma molto contratto può farci capire che una persona è molto stressata anche senza che questa ci dica nulla. Dei respiri corti e veloci sono sintomi di un diaframma in forte accorciamento.

Il diaframma è un muscolo importantissimo per la postura, infatti fa parte del meridiano miofasciale chiamato linea profonda frontale. Una mancanza di supporto, di bilanciamento o di tono appropriato di questa linea posturale produrrà un accorciamento generale del corpo ponendo le basi per compensi negativi in tutte gli altri meridiani miofasciali.

Proprio per questo, e per la facilità con cui lo stress della vita quotidiana influisce sulla persona rendendo il diaframma “corto”, pongo molta attenzione alla respirazione del soggetto.

4) Le alterazioni posturale possono inficiare l’ipertrofia? Durante la mia valutazione do molto importanza a come le alterazioni posturali possano influire nella dinamica. Ritornando all’esempio della ragazza che fa equitazione (con degli adduttori molto forti e le ginocchia valghe) non è inverosimile pensare che questo soggetto possa avere difficoltà nello squat e nello stacco sumo, non tanto per le ginocchia in se, ma per lo sbilanciamento che esiste tra il tratto ileotibiale e gli adduttori. Infatti se gli adduttori sono fissati in “accorciamento” e il tratto ileotibiale in allungamento non si potrà mai avere un buono squat o un buon stacco poiché, come abbiamo detto prima, i muscoli allungati saranno fissati in una posizione per loro sfavorevole e impossibilitati a contrarsi, e probabilmente molto dolenti al tatto.

Dall’altra parte gli adduttori sono corti e fissi, molti restii a farsi allungare e quindi tenderanno a portare sempre il ginocchio verso l’interno.

La soluzione? In primis la riapertura del tessuto bloccato dal tessuto connettivo nel tratto ileotibiale e diminuzione della trazione causata dall’adduttore.

5) L’atleta ha un dolore? Quando ci troviamo di fronte ad un alterazione posturale, data da un compenso, possiamo avere anche un soggetto che ha un dolore che può sembrare non passare mai.

Ad esempio durante l’analisi di un atleta mi ha riferito di un male al polso mentre esegue una semplice chest press, era andato dal medico, dal fisioterapista e aveva fatto tutte le cure strumentali e manuali del caso ma il dolore non era passato. Partiamo dalle premesse date all’inizio, un muscolo messo in posizione di allungamento può avere dei punti ipersensibili.

Quindi ho valutato il soggetto con una semplice pallina da tennis e ho trovato i muscoli flessori del braccio sensibili e che davano irradiamento del dolore del polso.

Rilasciando il tessuto connettivo il dolore si è attenuato ed è potuto ritornare alla sua attività. Ho risolto il problema? Assolutamente NO. Infatti non ho trovato la causa che ha generato questo dolore ma ho solo trovato un rapido rimedio per permettergli di allenarsi.

Vi do un consiglio fondamentale quando vi si presenta un atleta con un dolore sconosciuto. Ricordatevi che è la vittima che urla, non il criminale. Non sempre la localizzazione di questo male e l’origine del male stesso ma da qualche parte qualcuno sta “lavorando” per renderlo tale.

Quindi vi esorto ad essere dei moderni Sherlock Holmes e di investigare sull’intrigo che è il corpo umano.

Bibliografia:

  • Meridiani Miofasciali di Thomas Myers
  • I muscoli funzione postura e test con postura e dolore di Florence Peterson Kendall

Ilario Fogarolo Top Coach SBB

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